si, grazie lo leggero' chiedevo non tanto l'ampiezza della divisione, qundo la sua profondita'... ci sono studi che mostrano una radicalizzazione algoritmica delle divisioni. ciao, s. On 16/03/21 16:54, Filippo Barbera wrote:
In this paper, we consider a highly polarized issue, the 2016 US presidential elections, (Trump vs Clinton)
Il giorno mar 16 mar 2021 alle ore 16:50 Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it <mailto:stefano@quintarelli.it>> ha scritto:
On 16/03/21 15:58, Filippo Barbera wrote: > a riguardo segnalo questo recente lavoro di Michele Starnini et alii > > https://www.nature.com/articles/s41598-021-81531-x <https://www.nature.com/articles/s41598-021-81531-x> > <https://www.nature.com/articles/s41598-021-81531-x <https://www.nature.com/articles/s41598-021-81531-x>> > > se non capisco male, è importante distinguere tra polarizzazione ed > effetto echo chamber. forse la tesi di Sustein li sovrapponeva?
dice qualcosa circa la profondita' del solco ? (radicalizzazione)
ciao, s.
> > Overall, our findings show that Reddit has been a tool for political > discussion between opposing points of view during the 2016 elections. > This behavior is in stark contrast with the echo chambers observed in > other polarized debates regarding different topics, on several social > media platforms. While it has been argued that polarization on social > media can result in the presence of echo chambers, in which users do not > hear opposing views, here we observe the reversed phenomenon: > polarization is associated to increased interactions between groups > holding opposite opinions. However, this relation between polarization > and heterophily might not go beyond the digital realm. Reportedly, > people perceive to encounter more disagreement in online than in offline > interactions42 > <https://www.nature.com/articles/s41598-021-81531-x#ref-CR42 <https://www.nature.com/articles/s41598-021-81531-x#ref-CR42>>. Further > research should be dedicated to understanding whether the heterophily > found in this social network is specific about the 2016 presidential > elections, or it applies to politics in general, and thus it might be a > general feature of the Reddit platform14 > <https://www.nature.com/articles/s41598-021-81531-x#ref-CR14 <https://www.nature.com/articles/s41598-021-81531-x#ref-CR14>>. > > ciao > Filippo > > > > Il giorno mar 16 mar 2021 alle ore 14:38 J.C. DE MARTIN > <juancarlos.demartin@polito.it <mailto:juancarlos.demartin@polito.it> <mailto:juancarlos.demartin@polito.it <mailto:juancarlos.demartin@polito.it>>> > ha scritto: > > Discutendo di digitale (come di qualsiasi altra cosa) si riesce > a fare dei passi in avanti solo se tutti prendiamo atto dei risultati > della ricerca, archiviando una volta per tutte le posizioni precedenti > risultate errate. > > Esempio: che esattamente 20 anni (era il 2001) Cass Sunstein > ipotizzasse un possibile rischio di polarizzazione per effetto della > diffusione dei social media ci poteva stare (anche se solo lui > poteva dedicare un intero libro ad una mera ipotesi...). > > Oggi però la ricerca ha parlato: come riassume Bruno Saetta > qui sotto (tratto fa post pubblico su Facebook), infatti, > non c'è differenza significativa tra la "polarizzazione" online e > offline. > Anzi, semmai l'online è un po' meno polarizzante. > > Quindi non sprechiamo più tempo a parlare dell'ipotesi-Sunstein, > che - fino ad eventuali nuovi risultati di altro segno - è > da considerarsi _cassata_. > > juan carlos > > P.S. Naturalmente se qualche lettore di questa lista ha evidenza > scientifica > di segno diverso la condivida, per favore, siamo qui per capire e > imparare! > > --------------- > > *Perché su Internet si è meno esposti alla polarizzazione* > > Secondo molti commentatori internet sta spaccando il mondo, > inducendo una artificiale frammentazione e polarizzazione. Cass > Sustein sostenne che le persone tendono a restringere le loro > letture online alle sole che confermino i loro punti di vista > (politici), con ciò determinando appunto la loro polarizzazione. > Purtroppo i dati ricavate dalle ricerche online non confermano > questa teoria. Lo studio di Matthew Gentzkow e Jesse M. Shapiro > (Ideological Segregation Online and Offline, 2011 > https://www.nber.org/papers/w15916 <https://www.nber.org/papers/w15916> > <https://www.nber.org/papers/w15916 <https://www.nber.org/papers/w15916>>) evidenzia come la segregazione > ideologica nel consumo delle notizie è assolutamente comparabile tra > l’online e l’offline, nonostante alcuni dicano il contrario. Gli > autori hanno raccolto dati sulla navigazione degli utenti e delle > loro ideologie, giungendo ad inaspettate conclusioni. > Supponendo che la perfetta segregazione, cioè liberali e > conservatori non si incontrano online (non leggono gli stessi siti o > giornali) sia pari a 0, e che la perfetta desegregazione sia pari a > 50, il risultato è che online le possibilità che liberali e > conservatori si incontrino è pari al 45,2% (cioè molto più vicino > alla perfetta desegregazione). La cosa interessante è che tale > studio è stato fatto anche con realtà offline, ottenendo questi > risultati: > - ambiente di lavoro : 41,6% > - vicini: 40,3% > - membri della famiglia: 37% > - amici: 34,7% > In breve è più facile essere esposti ad punti di vista opposti ai > propri online che offline, da cui la conclusione che internet è > probabilmente il “luogo” dove si ha meno “segregazione”. > I motivi sono principalmente due: internet è sostanzialmente > dominato da pochi attori che veicolano le notizie, e quindi i siti > principali devono essere in grado di attirare la generalità delle > persone, con ciò limitando i punti di vista più estremi; inoltre > molte persone tendono a visitare siti con ideologie opposte al solo > fine di criticare e discutere quelle posizioni. > Lo studio utilizza dati non molto recenti, ma la situazione non > appare affatto modificata ad oggi. Uno studio di Eytan Bakshy, > Solomon Messing e Lada Adamic del 2015 (Exposure to ideologically > diverse news and opinion on Facebook > https://science.sciencemag.org/content/348/6239/1130.abstract <https://science.sciencemag.org/content/348/6239/1130.abstract> > <https://science.sciencemag.org/content/348/6239/1130.abstract <https://science.sciencemag.org/content/348/6239/1130.abstract>>) > evidenzia come la maggior parte delle informazioni viene da persone > su Facebook con opposti punti di vista. Questo perché in genere sui > social sono privilegiati le “connessioni sociali deboli”, cioè > persone che non inviteremmo a casa nostra ma con le quali > condividiamo pensieri e parole (e discussioni). Quindi se nella vita > reale abbiamo a noi vicini generalmente persone che condividono i > nostri punti di vista, evitando quelli che non li condividono, sui > social e in genere online la situazione è molto differente. > Tratto da: Everybody lies, what the internet can tell us about who > we really are, di Seth Stephens-Davidowitz > PS. Ne abbiamo parlato anche su Valigiablu: > https://www.valigiablu.it/polarizzazione-bolle-informazione-digitale/ <https://www.valigiablu.it/polarizzazione-bolle-informazione-digitale/> <https://www.valigiablu.it/polarizzazione-bolle-informazione-digitale/ <https://www.valigiablu.it/polarizzazione-bolle-informazione-digitale/>> > > > > > > > > > > > > > > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> <mailto:nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa> > <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>> > > > > -- > https://unito.webex.com/meet/filippo.barbera <https://unito.webex.com/meet/filippo.barbera> > <https://unito.webex.com/meet/filippo.barbera <https://unito.webex.com/meet/filippo.barbera>> > > > New!!! > > My new book The Foundational Economy and Citizenship > <https://policy.bristoluniversitypress.co.uk/the-foundational-economy-and-cit... <https://policy.bristoluniversitypress.co.uk/the-foundational-economy-and-citizenship>>is
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Filippo Barbera, PhD
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