Io non generalizzerei. E' evidente che i dati sono merce e che il diritto relativo (sebbene sia ancora discusso fra i giuristi per ragioni di retaggi culturali) è in certi termini disponibile, ma questo non è necessariamente un male. Quando sottoscrivo una tessera di fidelizzazione (il sistema Carrefour citato si basa su una di queste) implicitamente vendo informazioni in cambio di qualcosa (gadget, sconti, ecc.); non lo definirei "preoccupante", bensì mercato. Il problema semmai, e sul punto è intervenuto a più riprese anche il Garante in Italia, è che ci sia sufficiente informazione, che il consenso sia consapevole, insomma che mi si dica chi utilizzerà i dati e come. Se trasparente e con il consenso dell'interessato anche la profilazione può essere utile, in quanto riduce la genericità delle offerte e dei servizi (come si può sperimentare anche on-line). C'è poi il problema culturale, toccato da alcuni interventi: l'Italia ha colpevolmente attuato in ritardo le normative a tutela dei dati (le prime leggi straniere su quelle che allora erano definite banche dati sono degli inizi anni '70), vi sono state e vi sono dunque ancora resistenze e incomprensioni, soprattutto manca una consapevolezza diffusa del valore delle informazioni e dei diritti relativi. Il Garante ha fatto molto e senza dubbio la consapevolezza è cresciuta negli anni, tuttavia le tecniche di profilazione si fanno sempre più complesse e per questo è giusto che esistano autorità indipendenti di controllo idonee ad intervenire anche sull'aspetto delle informazioni agli utenti. On Fri, 3 Sep 2010 10:40:50 +0200 Giampaolo Mancini <manchoz@gmail.com> wrote:
E comunque, se proprio vogliamo parlare di gestione delle privacy e tecnologie informatiche, io credo che non si debbano dimenticare scenari ben più preoccupanti e vecchi già di anni. Mi riferisco, in particolare, alle varie tessere di fidelizzazione di Feltrinelli, Fnac, COOP, Carrefour, CRAI – e chi più ne ha più ne metta – di cui tutti avrete pieni i portafogli.
E se vogliamo avvicinarci alla combinazione con tecnologie contact-less, per favore, prima di tutto, parliamo di sistemi tipo il "PassaRapido" di Carrefour: non solo sanno cosa compri ma anche cosa non compri (perché lo togli dal carrello e lo rimetti nello scaffale) e l'ordine in cui lo compri, a che ora del giorno e tutto il resto.
<flame> IMHO, difronte a questa roba qui, il fatto che Zuckerberg o Page&Brin possano analizzare e profilare i link con cui cazzeggio con i miei amici su Facebook non ha _nessuna_ rilevanza. </flame>
Magari ci si vede mercoledì.
A presto, Giampaolo
2010/9/2 Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it>
provoczione interessante.
anni fa, quando il social network piu' popolare era Incontri di Dada abbiamo fatto come Eximia un esperimento per portare gli incontri nel mondo fisico con dei braccialetti rfid.
concettualmente interessante, ma nulla di piu'. un flop totale...
a.dicorinto@uniroma1.it wrote:
Facebook "entra" nel "mondo reale"... Sarebbe da studiarci la legislazione israeliana sulla privacy... Ma non è che ha ragione Zuckerberg?
http://www.fullpress.it/News/Facebook-il-Mi-piace-arriva-nel-Mondo-Reale-esp...
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Alessandro Mantelero, PhD Confirmed Assistant Professor Production Systems and Business Economics Department Politecnico di Torino Corso Duca degli Abruzzi, 24 10129 Torino - Italy http://staff.polito.it/alessandro.mantelero