Direi che San Tommaso aveva già risolto la diatriba su cui sono stati spesi fiumi di bit in questo thread alcuni secoli fa: ratiocinari comparatur ad intelligere sicut moveri ad quiescere vel acquirere ad habere: quorum unum est perfecti, aliud autem imperfecti (Tommaso, Sum. theol. I 79 8) e prima di lui Aristotele che distingueva διανοεῖσθαι (ratiocinare) da νοεῖν (intelligere) (cfr. Aristotele, Anima 14, 408b 3, 6,9 e 24). Dunque, il termine intelligenza si adatterebbe bene alle proprietà dell'automa, che sarebbe, secondo Tommaso d'Aquino, intelligente ma non raziocinante o ancora, forse, sempre secondo Tommaso, dotato di intellectus practicus ma non di intellectus speculativus che contemplerebbe la verità.

Ricordo un insegnate salesiano in prima media che diceva che nell'etimologia delle parole sono nascosti i segreti dell'umanità. 

Con i saluti più cordiali,

Giancarlo


On Tue, Mar 19, 2019 at 8:24 AM Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> wrote:
Caro Vincenzo

quella che chiamiamo "intelligenza artificiale", che è quella "di grande rilevanza in un mondo digitalizzato", non è forse proprio "fondata su una dimensione puramente ed esclusivamente simbolica"?

Non ho letto "Embodied Mind" ma sono assolutamente d'accordo con quanto racconti delle sue tesi: non si può davvero parlare di "intelligenza", nel senso che da persone diamo a questo termine, se non si tiene conto il corpo in cui si manifesta e insieme al quale si sviluppa.

Di conseguenza, se l'intelligenza è solo quella "incarnata" allora quella che chiamiamo "intelligenza artificiale" non possiede "intelligenza" e dovrebbe essere ribattezzata "deduzione automatica" o "ragionamento automatico" o qualcosa di simile...

Su queste basi il libro di Searle mi sembrerebbe quindi rilevante.

E sono d'accordo con Giacomo che  usare lo stesso nome "intelligenza" per due fenomeni radicalmente diversi quali quella delle persone e quella delle macchine non rende un bel servizio alla diffusione, tra chi non è addetto ai lavori, di una corretta conoscenza delle questioni in gioco.

Purtroppo, come il termine "informatica" è usato da tutto quanto va dall'operatività più spicciola (non riesco a stampare) alla teoria più elevata (P=NP?), così temo che dobbiamo sopravvivere con questo utilizzo di "intelligenza".

Ma forse dovremmo anche spenderci di più in divulgazione... :-)

Ciao, Enrico


Il 16/03/2019 13:25, Vincenzo Mario Bruno Giorgino ha scritto:
> Perché il suo fondare l'intelligenza su una dimensione puramente ed esclusivamente simbolica lo tiene lontano da alcuni dei più interessanti sviluppi avvenuti negli ultimi 30 anni e di grande rilevanza in un mondo digitalizzato:

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