Ciao Giovanni, come sai su questo io sono profondamente d'accordo con karlessi. Cito un paio di passaggi che risuonano con il mio pensiero:
Dal punto di vista anglosassone, e statunitense in particolare, Free culture significa «cultura aperta al mercato». Siccome l'egemonia linguistica determina anche un'egemonia culturale, la FSF si può arrogare il diritto di stabilire cosa sia parte della cultura libera e cosa non lo sia. Siamo orgogliosi di non essere conformi a questa definizione. [...] La chiusura nei confronti di soggetti commerciali, o ideologicamente incompatibili è sintomo di maggiore libertà, siamo liberi di scegliere con chi condividere."
[...]
Insomma, sono io che non capisco l'esigenza di rendere commerciabile sempre e comunque. Non libero per uso commerciale secondo me significa "non libero SEMPRE e AUTOMATICAMENTE".
Il problema è complesso anzitutto per ragioni legali: come potranno spiegare meglio di me i giuristi in lista, il diritto d'autore ha comunque dei limiti che vengono sistematicamente abusati dalle grandi multinazionali statunitensi per attrarre gli utenti e mantenerli sulle proprie piattaforme. Per esempio, come osservava Stefano Zacchiroli, le piattaforme di sorveglianza si limitano a sfruttare il diritto di citazione per fornire quei frequenti spuntini informativi che saziano la curiosità degli utenti mentre ne mungono i comportamenti. Si può limitare questo diritto solo per loro? Sì, certo. Si vuole? No. Perché se si fosse consapevoli della gravità del problema, lo si affronterebbe anche con altri metodi, più efficaci. D'altro canto, karlessi ha ragione: ogni contenuto che riusciamo a sottrarre all'uso commerciale è un contenuto che NON verrà sfruttato per profilare e manipolare persone e comunità. Inoltre DI FATTO, una licenza -NC non impedisce nulla: semplicemente richiede di contattare l'autore. Ma il FUD che circonda queste licenze ci costringe ad una valutazione tattica di volta in volta sulla opportunità di adottarle o meno. Io sto conducendo alcuni esperimenti in proposito. Il mio sito non riporta alcuna licenza, eppure alcuni miei articoli sono stati tradotti in diverse lingue e persino pubblicati in cartaceo. Chi era interessato mi ha chiesto il permesso, ed in un caso ho scelto di licenziare il mio testo in CC BY-SA appunto su richiesta. Sulle slide che ho preparato per il seminario pisano "strumenti liberi per la didattica a distanza", ho riflettuto a lungo sulla licenza da usare. Mi hanno richiesto molto lavoro e odierei vederle caricate su slideshare, linkedin o simili piattaforme permettendo a queste di profilare chi le leggesse. D'altro canto, a causa del FUD che circonda le licenze -NC, qualcuno avrebbe potuto spaventarsi, e NON diffonderle sul proprio sito internet. O almeno così dicono (è FUD, appunto). Ecco dunque il mio piccolo esperimento: fra 6 mesi verificherò sperimentalmente che diffusione hanno avuto, confrontando i feedback che ho ricevuto con quelli che ho ricevuto per il resto dei contenuti "all right reserved" pubblicati sul mio sito. Idem per l'articolo pubblicato per AIUCD 2021, CC BY-SA. La mia ipotesi è che la licenza -NC non riduca la diffusione dei contenuti di qualità. Vi è però un'altra questione interessante su cui mi interrogo da tempo: e se progettassimo una licenza che, invece di vietare l'uso commerciale, imponesse una clausola facile da adempiere per una persona ma inaccettabile per un ente che non ci piace? Ad esempio: chiunque diffonda questo contenuto cede all'autore una licenzia d'uso, modifica e redistribuzione trasferibile, permanente e non esclusiva su tutte le opere di cui dispone di diritti di sfruttamento esclusivo, siano essi copyright o brevetti. Non saprei come scriverlo in legalese, ma mi pare un hack interessante. Che ne pensate? Giacomo