Buongiorno,
immagino che la maggior parte di voi lo sappiano, ma in questi
giorni c'è stata l'ennesima svendita di pezzi di scuola ad aziende
private, oltre tutto americane.
Ne ho fatto una breve pillola, che per comodità riporto anche di
seguito,: https://pillole.graffio.org/pillole/mim-migrazione-della-posta-su-microsoft
"A
partire dal mese di novembre 2023 il Ministero migrerà le vecchie
caselle di posta @posta.istruzione.it su un nuovo sistema a
seguito di decorrenza dei termini contrattuali."
Quello
che il Ministero omette di dire è quale sarà il nuovo provider e
quali sono le ragioni del cambio di fornitore.
Mentre
il motivo del cambio di fornitore non è molto chiaro (la sezione
vantaggi chiarisce solo in parte), il primo mistero è svelato
facilmente visitando la sezione "Per
saperne di più" sulla migrazione del sito del Ministero. Si
legge: "Potrà accedere alla nuova webmail tramite il seguente
link: https://outlook.office.com/".
Ovvero il sistema di posta elettronica è "ospitato" sui server
Microsoft.
Le
domande a questo punto sono lecite:
- siamo certi
che passare da un fornitore di posta elettronica italiano
(Aruba), compatibile con il regolamento per la protezione dei
dati personali (GDPR) europeo, ad uno americano (Microsoft), con
tutti i dubbi sulla medesima compatibilità di aziende USA e in
attesa di un probabile nuovo ricorso e conseguente pronunciamento
contrario della Corte di giustizia dell'Unione europea (sarebbe
il terzo), sia negli interessi del sistema scuola italiano?
- Siamo certi
che i dati dei docenti "catturati" da Microsoft non siano usati
all'insaputa degli insegnanti per "addestrare" ChatGPT?
- Siamo certi
che non sarebbe meglio, sia economicamente che per la crescita
del sapere locale, adottare una soluzione basata su software
libero (vedi gli esempi della Provincia autonoma di Bolzano)?
Queste le
domande. Ci sarà mai risposta?
m
--
Maurizio "Graffio"
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