Carissimi il dibattito mi sembra stia diventando leggermente ripetitivo. A me pare che i movimenti, in generale, si manifestino quando si incrociano almeno due delle seguenti condizioni: a. la crisi di un sistema, magari corrotto ma efficiente, di rappresentanza, degli interessi e delle identità b. il reciproco riconoscersi di un soggetto sociale c. l'attivarsi o il riattivarsi di un canale di trasmissione d. il configurarsi di un mythos, di un racconto condiviso o di un luogo dell'immaginazione e del desiderio. Quello che rende confuso il quadro oggi è che, da un lato rischiamo di sottovalutare il punto a., che invece è assolutamente essenziale, nel mondo arabo come da noi, dall'altro Internet agisce sia come canale effettivo di trasmissione, sia come mythos: il mito della spontaneità sociale assoluta, della ribellione che non ha bisogno di nessuno di quegli elementi che domani potrebbero rovesciare la rivolta nel suo contrario. A questo mythos piacerebbe a tutti (o quasi) poter credere, ma dovrebbe esserci chiaro che di mitologia comunque si tratta, e che tra l'altro in questo momento nella sinistra italiana il sogno di una società civile che prende il mondo nelle proprie mani è l'inverso speculare dei luoghi comuni (una contro-mitologia) sul "populismo", cioè su una società che è di fatto plebe ipnotizzata dal nemico. Senza dimenticare il punto b., il riconoscimento, quello che per esempio ha trasformato le rivolte locali del Sessantotto in un movimento globale (perché Michnik in Polonia diceva a suo padre "Cohn-Bendit sono io", perché tutti gridavamo "la FIAT sarà il nostro Vietnam"), quello che ha fatto il femminismo grazie al fatto che le donne improvvisamente si riconoscevano tra loro in una comune identità che in precedenza era ovvia e invisibile come la lettera rubata di Poe. E anche nel riconoscersi tra di loro delle persone che scendono in piazza, e delle piazze di tante città diverse, Internet ha un ruolo decisivo: non solo di legante concreto, ma anche per così dire di segno che tutti quelli che scendono in piazza portano su di sé. Grazie a tutti per gli stimoli Peppino Ortoleva