Buongiorno Marco, grazie che mi dai retta :-) Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> writes:
In data giovedì 14 gennaio 2021 14:58:17 CET, Giovanni Biscuolo ha scritto:
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Che (e perché) certi obblighi normativi producono cambiamenti nella realtà ed altri no è un tema da avere presente, ma attiene alla fase di disegno ed adozione delle norme.
Sono perfettamente d'accordo con te ed è per questo che ritengo fondamentale sottolineare che (e perché) certe norme possono funzionare molto meglio di altre. Il loro livello di efficacia dipende della conoscenza analitica di ciò che si vuole regolare per produrre cambiamenti nel... *ciberspazio*, che è un tipo di realtà _specifica_ e che funziona in modo del tutto diverso rispetto alla realtà fisica, sebbene ci siano dei paralleli. Lessig ha scritto il suo famosissimo articolo "Code is law" [1] esattamnete all'inizio del millennio, articolo del quale mi permetto di estrarre il succo: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Ours is the age of cyberspace. It, too, has a regulator. This regulator, too, threatens liberty. [...] This regulator is code--the software and hardware that make cyberspace as it is. This code, or architecture, sets the terms on which life in cyberspace is experienced. It determines how easy it is to protect privacy, or how easy it is to censor speech. It determines whether access to information is general or whether information is zoned. It affects who sees what, or what is monitored. In a host of ways that one cannot begin to see unless one begins to understand the nature of this code, the code of cyberspace regulates. [...] For unless we understand how cyberspace can embed, or displace, values from our constitutional tradition, we will lose control over those values. The law in cyberspace--code--will displace them. [...] We should interrogate the architecture of cyberspace as we interrogate the code of Congress. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Il resto dell'articolo è pieno di riflessioni interessanti e... ETERNE. (IMHO confondere e mischiare Governo con Stato è sbagliato, ma babbé) «Le scelte dipendono dagli incentivi posti di fronte a chi determina il funzionamento del codice». (sintesi arbitraria mia di un passo dell'articolo) Purtroppo Lessig commette alcuni errori di analisi - tra l'altro analizza quasi solo Internet - per via di una certa sua visione "romantica" dell'architettura e dei protocolli usati (per esempio del TCP/IP)... ma l'intuizione del giurista rimane saldamente valida: nel ciberspazio il codice è legge. [2] Però attenzione: cambiando l'ordine dei predicati il risultato CAMBIA; nel ciberspazio la legge NON è codice. Tra la specifica e il codice c'è di mezzo un sacco di lavoro e le scelte dipendono dagli incentivi (ANZI i divieti, perché le leggi servono a quello) con i quali chi stabilisce il codice deve avere a che fare. IMHO quindi la giurisprudenza dovrebbe concentrarsi di molto di più e più efficacemente su quali devono essere le regole per VIETARE (disincentivo) che il codice NON rispetti i diritti fondamentali informatici della persona, invece di tentare di *tamponare* i fenomeni che man mano si manifestano fuori dal cirerspazio come RIVERBERI e RIFLESSI di ciò che accade _effettivamente_ DENTRO.
Architetture costituzionalmente rispettose.
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OK (mi pare che qui non ti stai riferendo soli ai TAGAF).
Sì, non mi ricerisco solo a TAGAF, perché «morto un TAGAF se ne fa un altro» in queste condizioni. Possono anche fare uno spezzatino del TAGAF per sacrosante ragioni di antitrust (la famigerata concorrenza! viva viva la concorrenza!): è da quando avevo tutti i capelli neri e folti che vedo "l'ultima" sentenza antitrust che finalmente metterà a posto le cose. Possono anche obbligare il TAGAF del momento a usare ActivityPub: brrr che paura per il TAGAF!... Tipo RSS/ATOM per le notizie? Tipo XMPP per Google? Tipo quello che succedeva nel 1995 con HTML per MS Explorer? É dal 1990 che la tattica di "embrace, extend, and extinguish" funziona alla grande con questo tipo di incentivi di mercato e multe antitrust [3]. L'antitrust e gli standard sono da SEMPRE eccessivamente sopravvalutati: il mercato ha già messo in conto l'antitrust come un ingranaggio del sistema e uno standard NON è legge, non è codice *e*... "code is law". Spero che adesso sia più chiaro perché io sono motivatamente e documentatamente scettico sul valore di certe iniziative legislative, chiedendone *altre* che ritengo più efficaci e SENZA SCAMPO per chi volesse contiuare a sfruttare gli incentivi di questo mercato - per l'assenza di adeguati disincentivi legislativi - per ripresentare sempre la stessa minestra riscaldata: loro controllano l'architettura e a noi è lasciato giusto lo Ius Murmurandi. Grazie! Giovanni [...] [1] https://www.harvardmagazine.com/2000/01/code-is-law-html [2] Leggete cosa faceva il software RealJukebox più o meno vent'anni fa o l'indecorosa fine che ha fatto il mitico quanto sconosciuto protocollo P3P del W3C... chissà mai peché?!? :-O [3] https://en.wikipedia.org/wiki/Embrace,_extend,_and_extinguish plz. GUARDATE gli esempi, -- Giovanni Biscuolo