Solo per commentare che alla luce delle notizie sulle "bugs" nelle ambasciate il ragionare seriamente sui problemi della sicurezza "digitale" dello Stato mi sembra improcrastinabile. C'e' una visione "buonista" dei rapporti tra nazioni che mi sembra quanto mai fuori luogo. Certo ringraziando il cielo non siamo più in periodo di guerra nè fredda nè tanto meno calda, ma anche un paese come il nostro ha il diritto ed il dovere di proteggere le informazioni proprie e dei propri cittadini. Basandosi sulle proprie leggi, e non subendo quelle degli altri. Da tecnologo credo che il problema principale sia politico e normativo. Giorgio ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail: giorgio@unina.it http://www.comics.unina.it http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ======================================================================== On 01/07/2013 02:41, Marco Ciurcina wrote:
In data venerdì 28 giugno 2013 21:35:04, Paolo Brini ha scritto:
Quindi ok lavorare sul piano legislativo, ma si dovrebbe fare molto di più anche sul piano tecnico, con informazione e formazione, perché nessuno può sconfiggere la matematica, tanto meno gli americani. In primis, destinando quei fondi attualmente scialacquati per insegnare come usare un software americano di Microsoft, o per acquistare decine di migliaia di licenze di software proprietari, chiusi e massimamente perniciosi di ditte americane, concordo. non si può pensare di realizzare gli obiettivi di tutela della privacy e di sicurezza solo usando un cloud europeo: è anche necessario che il software che tratta i dati sia sicuro. m.c.
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