Alcune precisazioni in diritto e alcune considerazioni sul tema.
WhatsApp non c'entra nulla con l'annuncio di Meta, salvo sembrerebbe (ma l'annuncio non è chiarissimo) per le interazioni con il loro chatbot, cioè per le conversazioni dirette con l'AI stessa, usate per addestramento (ritengo nel caso su diversa base giuridica).
D'altra parte non potrebbe esser altrimenti posto che un servizio di comunicazione elettronica (per di più criptato) come WhatsApp incontra limiti insuperabili prima ancora che nel diritto alla protezione dei dati, nella riservatezza della corrispondenza che è cosa molto diversa e diversamente normata.
Il trattamento per finalità di addestramento annunciato -e bisogna date atto che Meta almeno lo ha annunciato con grande anticipo a differenza di altri, interloquendo con il suo Garante- è solo su dati che sono disponibili a chiunque sul web, per espressa volontà di chi li ha appunto resi pubblici, che spesso è l'interessato stesso. La circostanza è giuridicamente assai rilevante come si vedrà.
La privacy (rectius: la riservatezza) qui infatti non c'entra nulla, come non c'entra la profilazione e le mille porcherie che fanno con i nostri dati. E' un problema relativo solo a contenuti pubblici, divulgati volontariamente sul web dai titolari degli account attraverso i servizi Meta; contenuti che potenzialmente contengono dati personali, ovviamente anche di terzi. Su questi dati personali pubblici noi cittadini abbiamo, in caso di legittima pubblicazione, unicamente il diritto a che siano trattati conformemente al GDPR, nel rispetto del diritto fondamentale dell'Art.8 della Carta UE.
Sui nostri dati personali, è bene ripeterlo, non abbiamo nessuna "privativa" e nessun diritto di proprietà o di sfruttamento economico. Non confondiamo dunque il diritto alla protezione dei dati personali con una specie di inesistente copyright sui nostri dati, che ci manca solo questo in UE...
Vero è, come osserva Stefano B.B., che l'utilizzo di tutti i contenuti pubblici pone anche problemi di copyright, ma questa è tutta un'altra storia, già in parte affrontata in lista e ad oggi irrisolta (btw:per me c'è eccezione in UE e non c'è violazione).
Ora, sotto il profilo della protezione dati, il trattamento annunciato da Meta è conforme alla normativa? Vediamo ciò che si sa.
Dichiarata la finalità, Meta ha individuato la base giuridica nel legittimo interesse (Art.6 lett.f), che è una base giuridica che vale esattamente come il vecchio e sopravvalutato consenso, che ci piace tanto ma che ha dato, sin dal 1995, pessima prova di sé (nel senso che sappiamo benissimo che non funziona).
E' stato fatto -non possiamo dubitarne posto l'intervento dei Garanti sin dal primo annuncio del 2024- quel delicato giudizio di bilanciamento tra i diritti dell'interessato e appunto l'interesse legittimo al trattamento (l'addestramento dei modelli) con i noti tre passaggi e con l'applicazione dei relativi criteri individuati dall'EDPB, tra cui immagino abbia pesato il fatto che si tratti di dati resi pubblici volontariamente, usualmente dall'interessato stesso e, secondo quanto si legge, i contenuti utilizzati non saranno collegati ai singoli account.
Il trattamento pare dunque conforme all'art.8 comma 2 della Carta UE: è "leale" (dichiarato, noto e conforme alla legge), per una "finalità determinata" (l'addestramento) e poggia su un "fondamento legittimo stabilito dalla legge" (il legittimo interesse ex art.6 lett.f GDPR).
Inoltre, poiché quella base giuridica, il legittimo interesse, prevede all'art. 21 GDPR il diritto di opposizione da parte degli interessati "per motivi connessi alla propria situazione particolare" (così l'art.21), è stato previsto il famoso modulo che teoricamente, ai sensi appunto dell'art.21, dovrebbe contenere una spiegazione della "situazione particolare" che giustifica l'opposizione ad un trattamento ex sé lecito. Ora, nel caso, data la portata del trattamento (massivo e diffuso) l'opposizione è stata impostata come un semplice opt-out, senza necessità di motivazione alcuna. Una scelta di buon senso che però il GDPR non aveva previsto: come spesso accade, le normative faticano a seguire l'evoluzione tecnologica e le interpretazioni aiutano a trovare giusti equilibri. Bene, le Autority servono, ogni tanto.
Il modulo di WhatsApp di cui si è parlato sopra è diverso da quello di Instagram e Facebook proprio perchè è rimasto coerente con il GDPR ed è il vecchio modulo generico ex art. 21; su quel modulo come fa notare Fosco Bugoni, devi specificare a quale trattamento ti opponi e qual è la tua "particolare situazione" a giustificazione dell'opposizione. Ma su WhatsApp non ci sono contenuti pubblici a rischio trattamento per addestramento e le conversazioni con il chatbot (unico utilizzo che sembrerebbe coinvolgere l'app. di messaggistica) mi pare abbia base giuridica diversa. Per questo credo non sia stato aggiornato.
Questa, la situazione in diritto. Lecita.
Ora, possiamo ritenere che addestrare un LLM sia una attività delinquenziale e truffaldina, e dunque contestare la "legittimità" dell'interesse al trattamento in radice. Qualcuno qui potrebbe sposare questa tesi. Legittimo. Auguri. Ma questo non c'entra nulla con la protezione dei dati e men che meno con la privacy. Non è il GDPR il campo di battaglia per una guerra di tal fatta e non è ciò che pensano i regolatori. Soprattutto occorrerebbe a quel punto vietare a monte quell'attività tout court e rinunciare all'AI.
Oppure, ritenuto legittimo l'interesse di Meta e lecito il trattamento proposto, possiamo e dobbiamo capire qual è la ragione per cui dovremmo opporci con l'opt-out. A me pare che le ragioni per opporsi non abbiano ancora una volta nulla a che fare con la nostra privacy (sono dati pubblici) e poco abbiano a che fare con la protezione dei dati personali e con possibili violazioni di diritti e libertà fondamentali (il trattamento mi pare conforme a normativa e i contenuti non saranno collegati agli account).
Sono 20anni che alimentiamo le banche dati delle BigTech US e che diamo consensi ad minchiam per trattare i nostri dati rafforzando potere e monopoli informativi in cambio di servizi discutibili ed è vero che il vantaggio competitivo di chi i dati li ha già è un problema enorme nel settore dell'AI. Però non sono affatto sicuro che l'iniziativa di Meta meriti la levata di scudi a cui assistiamo: avere LLM meglio addestrati sui dati europei non mi pare una iattura.
Io ci ho riflettuto. E' un discorso scivoloso ed assai complesso, ma io non eserciterò l'opt-out.
Carlo