Stefano Rodotà ha proposto di inserire un nuovo comma nell'articolo 21 della Costituzione: «Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale».
Non serve scomodare la Costituzione per una ragione del genere. Rodotà avrebbe da lungo tempo dovuto e potuto invocare questa ben più pregna specifica: «Tutti hanno eguale diritto di accedere alla FUNZIONE PUBBLICA, in condizione di parità, con modalità ... che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale». Democratizzando il Pubblico Impiego, faccende minori, come appunto questa dell'accesso alla Rete e tante altre, automaticamente sarebbero già state risolte. Problemi gravi non se ne sarebbero mai creati. Perché un conto sono i governi circondati da acritici assunti a vita nei ruoli pubblici fedelissimi al posto fisso, i quali governi possono così fare indisturbati il gioco delle lobby di turno e permettersi di essere incapaci quanto vogliono. Tutt'altro conto sono i governi attorniati da cittadini (preparati, certo, ma assunti a tempo determinato, secondo uno schema di condivisione della cosa pubblica, quindi attenti e coinvolti), i quali governi non potranno permettersi di fare alcun gioco sporco od incapace perché in tal caso cadrebbero prima ancora di far danno. In verità l'accesso alla Rete, anche se ancora scarso per farci soggiogare completamente dalle aziende fornitrici di inutili "servizi", è più che sufficiente per permettere a noi cittadini di effettuare la riforma del Pubblico Impiego: cacciando via gli assunti a vita ed aprendola al contributo di ognuno. Per cui esultiamo tutti, qui, siamo felici. Tra breve non solo i problemi relativi alla rete, dall'accesso alla sorveglianza, saranno presto risolti, ma con loro lo sarà ogni altro problema finora irrisolvibile. Rendiamo grazie ad Internet! Danilo D'Antonio