La ringrazio per le sue belle parole che trovo molto incoraggianti. Mi sono dimenticato di dire che siamo attivi anche presso la Società Operaia di Mutuo soccorso per ambo i sessi Edmondo de Amicis dove di solito concludiamo i nostri incontri con le mitiche acciughe al verde di Giovanni.

Per i resto ha assolutamente ragione: uno dei punti è che nei 15GB gratuiti di Google ci stanno benissimo i 2GB del sito e quindi non dobbiamo preoccuparci dell’hosting. L’altro punto è che con Sites la memorizzazione di contenuti in cloud coincide automaticamente con la pubblicazione degli stessi sul sito. Attività che altrimenti richiederebbe un’attività di amministrazione che non possiamo permetterci. E’ il vantaggio di un ecosistema integrato. Certo l’educazione a servizi liberi sarebbe (per noi) di grande interesse e per gli allievi avrebbe un’importante valore educativo. Però penso che gli interessi degli allievi vadano intercettati in prima battuta sui contenuti, e solo in seconda sugli strumenti, per i quali al momento temo sarebbero poco interessati. Non siamo un’università, siamo un cosa che alla fine, tenendo conto della età mia e degli volontari, non so quanto durerà. Se ci fossero dei giovani sarebbe un’altra cosa, ma non ci sono.
Grazie ancora delle sue belle parole

Il giorno dom 5 lug 2026 alle 19:35 karlessi <karlessi@eudema.net> ha scritto:


Il 05/07/26 15:48, Franco Marra ha scritto:
> Risponderò brevemente, per quello che riesco, al suo interessantissimo
> contributo. Ma prima provo a qualificare il contesto. Io non sono un
> ricercatore lanciato nell’agone accademico, ma, ahimè, un pensionato di
> 79 anni, con qualche esperienza informatica, che insieme a una banda di
> una dozzina di altri pensionati con età media credo sui 74 anni, del
> tutto digiuni di IA e appena appena familiari con il cloud, e una cara
> ex-collega molto brava, ho messo su un corso e una serie di eventi sul
> tema Intelligenza Artificiale. Questo  grazie allo SPI-CGIL, da
> volontario, in quella magnifica struttura che è la Casa del Quartiere
> <https://www.casadelquartiere.it/>di San Salvario a Torino. Un centro
> nato dalla visione di poche geniali persone (io non sono tra queste, ma
> mi avvalgo dei loro risultati) per fare socialità in uno dei quartieri
> più difficili di Torino e per svolgere quelle funzioni a cui la Pubblica
> Amministrazione e le forze politiche tradizionali spesso nei fatti abdicano.
>
>

triste, ma bello. triste l'abdicazione, bello che persone di buona
volontà sopperiscano.

è sempre l'autogestione dal basso che fa la differenza. poi arrivano le
"autorità" e la chiamano "resilienza delle comunità". Un esempio di
appropriazione culturale del lavoro dal basso da parte delle élite.
quelle funzioni, prima che esistesse la PA, venivano già svolte. ad
esempio le SOMS (Società Operaie di Mutuo Soccorso) esistevano prima
dello stato sociale, e non a caso il fascismo le ha messe fuorilegge.

quindi, il vostro lavoro è fondamentale, nel senso del fondamento del
vivere insieme.

non penso sia in alcun modo in contraddizione con il lavoro di D. Tafani
che, da una prospettiva specifica e contestuale, propone un'analisi dei
miti dell'IA. da accademica, certo. ci sono accademici e accademici, non
facciamo di tutta l'erba un fascio.

> Abbiamo fatto questa cosa, io e la mia ex-collega, con grandissima
> allegria e anche, mi permetto di dire, con un certo successo <https://
> www.labpopia.it/i-nostri-concerti>(AI Week, qualche biblioteca anche
> fuori Torino, la Camera del Lavoro etc), aiutati, lo confesso, da
> qualche accademico <https://www.labpopia.it/sweet-home-san-
> salvario#h.xz26f63blju4>che sembra apprezzare l’idea e che a me
> personalmente ha dato molto. Mi sembra che tutto questo sia stato fatto
> esattamente con la letizia del dilettantismo, concetto che ho assai
> apprezzato nell’articolo di Carlo Milani da lei citato, e che ho trovato
> risuonare molto nelle mie corde. Io ho esitato molto a pubblicare il mio

bello! l'allegria oltre al successo, mi fa piacere. mi fa piacere anche
che le risuoni il pezzetto. non se ne abbia a male, Carlo Milani sono
io. non è un vezzo: è che di Carlo Milani ce ne sono diversi, e il nome
anagrafico non ce lo scegliamo noi. invece di karlessi ce n'è uno solo,
e me lo sono scelto io, insieme alle persone che mi sono affini. è un
nickname, tipico nel mondo dell'hacking. serve per rendersi riconoscibili.

> contributo su Nexa, proprio perché mi sento un dilettante (allegro)  di
> fronte a tanta scienza (seria). Sono stato ripreso, e giustamente,
> perché con allegro dilettantismo ho usato un termine al posto di un
> altro, ma ho prontamente modificato il mio documento riconoscendo la
> grave superficialità e ringraziando chi ha dottamente elencato motivi e
> differenze (che conoscevo ma che avevo trascurato). Verificando però
> che, alla fine, il senso non cambiava perchè ci si era espressi a un
> livello di astrazione tale in cui non poteva cambiare la dominante
> semantica del vettore. Pazienza se la cosa non è stata notata.
>
>

ogni persona ha le sue vulnerabilità. a me la confusione fra open e free
punge sul vivo e, ammetto, a volte a sproposito. ma non mi pare questo
il caso. il mio appunto era sul rapporto mezzi-fini.

e poi dilettante non vuol mica dire trascurato, anzi. son quelle persone
che vanno a fare le pulci agli esperti, e fanno bene :D

consideri che non sono un accademico, per quanto ci abbia a che fare,
con l'accademia, di solito per svolgere insieme a colleghe e colleghi il
lavoro che i centri di ricerca non sono in grado di svolgere dopo aver
vinto qualche finanziamento.

rispetto agli anni Novanta, quando ci andavo da studente, l'università è
molto più precaria, povera, infiltrata dalle multinazionali; ma anche
meno baronale. in Italia e non solo continua a selezionare
pervicacemente l'obbedienza alla gerarchia, ma ci sono delle eccezioni
notevoli, come in ogni istituzione a tendenza autoritaria. e vanno
riconosciute.

> Vedo che ha dato un’occhiata al sito, e questo mi onora: avrà notato che
> l’idea generale è quella di aumentare la consapevolezza di uso, aprendo
> il cofano <https://www.labpopia.it/sweet-home-san-
> salvario#h.swz8yrbr2w9j>della IA (siamo convinti che tutto possa essere
> spiegato), di una categoria di persone talvolta fragile: Ci siamo anche
> inventati la metafora della Chiromante Stocastica <https://
> www.labpopia.it/come-si-usa/uso-consapevole#h.9igg9c1ilsvn>, evoluzione
> del ben noto pappagallo, e che forse la dottoressa Tafani potrebbe
> apprezzare. Certo, il sito si presenta come un accozzaglia di una 70-ina
> di documenti stesi con dilettantistica allegria, ma alla fine pensiamo
> che il Juke Box <https://www.labpopia.it/sweet-home-san-
> salvario#h.1pb8tatv54df>utilmente metta la toppa su molti difetti.  I
> nostri allievi sono così contenti del lavoro fatto collettivamente, che
> spontaneamente si radunano periodicamente al bar per discutere magari su
> cosa sia l’entropia, o che relazione ci sia tra Shannon, Leopardi e
> Borges, e non le nascondo che io vado fierissimo di questo risultato
> perché lo considero utile, anzi utilissimo, molto più dei driver per i
> sistemi operativi Olivetti che ho progettato da giovane. Gli insegniamo
> che usare il linguaggio naturale non significa parlare con uno
> psichiatra, un medico o un amico, ma piuttosto con una chiromante che li
> compiace sempre per estirpare loro informazioni. E gli spieghiamo che il
> rimedio è molto semplice, è quello della nonna che raccomandava alla
> nipote adoloscente di non parlare dei fatti personali o di famiglia con
> gli estranei, oppure quello della saggezza popolare, dei proverbi: ‘il
> culo e le palanche non si fanno mai vedere’ dicono ad esempio a Genova.
>

chiarissimo. e, ribadisco: mi è piaciuto l'approccio. molto.

fra l'altro, si può insegnare l'ingegneria sociale anche senza computer.
l'arte di manipolare le persone. Come si dice: l'essere umano è l'anello
debole, più facile craccare un umano che un computer. basta chiedergli
la password ("presto, ti hanno hackerato il conto corrente! cambia la
password, comincia a scrivere quella vecchia...")

il rischio concreto del vostro approccio è questo: siccome i sistemi
tipo GPT sono studiati da fior fiori di manipolatori, i migliori al
mondo, "resistere" davvero, tanto più da soli, è impossibile, o molto,
molto difficile, specialmente per persone che non hanno altre esperienze
(molto giovani), o gruppi di pari affini in grado di sostenerli. e
rischia di creare la falsa impressione che "dipende da noi",
(sottinteso: consumatori inesperti). perciò "caderci" può provocare
vergogna nelle persone, che si sentono "non all'altezza". lo dico da
formatore ed educatore: spesso gli adulti dicono "metti via quel
telefono!", come se fosse solo una questione di volontà individuale.

è come con i social media di massa. le slot machines. sono sistemi
progettati per sfruttare i meccanismi ormonali umani, in particolare il
sistema dopaminergico, sviluppando auto-abuso. Perciò non dipende solo
da noi. Il rimedio "non parlare degli affari tuoi" funziona, ma solo
fino a quando a) il sistema non "evolve" diventando ancora più tossico e
b) la persona/gruppo ha risorse psico-socio-cognitive per "fare altro",
o "in un altro modo", senza soccombere all'interazione tossica.

per me perciò il rimedio è: lascia stare, fai altro. perché devi fare
quello che fanno tutti? ti piace veramente giocare con un
confeziona-testi o quello che è? OK. puoi fartelo sul tuo computer.
potete mettervi insieme con gli amici e farvi una versione vostra. non
sarà potente come quella là, non sarà completamente autonoma (training,
ecc. ecc.), però sarà più vostra.

dopotutto è un gioco, no? allora giochiamo. giochiamo un gioco il più
possibile nostro.

> Ora il problema è questo: lei crede che saremmo riusciti a realizzare
> tutto ciò senza Google Sites, Cloud etc (usiamo però anche Canva)? Da
> giovane c’era il Vietnam, e le lascio immaginare per quale parte
> battesse il mio cuore. Torniamo per un momento nella giungla vietnamita,
> e supponiamo che un Charlie trovi per terra un fucile M16. Dovrebbe
> rinunciare al suo uso perché prodotto negli USA, o è meglio che impari
> ad usarlo consapevolmente per raggiungere il suo obiettivo politico?
>

certamente sì, sareste riusciti a farlo altrimenti. è assolutamente
possibile. azzardo: avete scelto quello che avevate a disposizione e che
è socialmente più accettato. nel vostro gruppo evidentemente non ci sono
le competenze per farlo altrimenti (o magari non si manifestano?), ma,
sì: è possibile fare diversamente.

uno dei miei mestieri è accompagnare associazioni, cooperative, aziende,
gruppi di ricerca ecc in percorsi di transizione verso tecnologie
appropriate. mi permetterò di scriverle in privato quello che suggerirei
in una consulenza ai nostri clienti rispetto a cloud privati ecc.

per questo suggerivo di provare altro. si può! e non è una questione di
costi economici, ma di costi cognitivo-comportamentali e
psico-socio-culturali. Le persone sono intossicate dalle BigTech. la
funzionalità è una scusa: più si fa ricorso a un sistema, più quel
sistema diventa "naturale", e qualsiasi altro sistema risulterà: più
faticoso, noioso, disfuzionale. creando oltretutto fazioni del "meno
peggio" (Windows vs OSX; ecc.)

ci è capitato che gruppi di ricerca accademici considerassero GMeet "non
funzionante": erano abituati a Zoom; viceversa, altri gruppi ritengono
Zoom "rotto": sono abituati a GMeet (o Teams, o altro).

certamente ci vuole un po' più di fatica, almeno inizialmente. è come
coltivarsi le verdure da sé, o meglio: è come selezionare produttori di
fiducia. Però la soddisfazione è tutt'altra. Il percorso è parte
integrante del risultato.

il ragionamento sui mezzi è condivisibile, cioè, traduco a modo mio: se
hai la pancia vuota, mangi quello che trovi, anche la robaccia di
mcdonald, con buona pace del bio, della filiera corta, delle sofferenze
animali, ecc. ma "così fan tutti" non è una buona scusa per ingozzarsi
con i prodotti di una multinazionale tossica. Google lo è: non paga le
tasse, è monopolista, porta avanti un'agenda politica reazionaria,
inquina e consuma in maniera devastante, è parte del complesso
militare-industriale e spaccia i suoi prodotti "aggratis" a partire
dalle scuole. collabora con i servizi di mezzo mondo (quelli che se lo
possono permettere), regimi autoritari compresi, per schedare in maniera
continuativa la popolazione. vent'anni fa abbiamo contribuito a
diffondere lo slogan: "se è gratis, la merce sei tu". è ancora vero.

la libertà non è gratuita

quanto alla metafora dell'arma, non mi convince. un fucile, è tale anche
in un unico esemplare o comunque separato dal sistema industriale
(potrebbe essere anche artigianale, un pezzo unico non in serie: rimane
cmq un'arma) che lo produce. è un utensile, diciamo. uno "strumento".
può portarlo con sé. come un coltello, un badile, un martello (vi sono
differenze, ma non stiamo a sottilizzare). invece, tecniche informatiche
complesse, per le quali è necessaria un'infrastruttura ingegneristica
estremamente complessa, connesse in rete come Google Sites, Cloud,
Canva, NON sono utensili o strumenti. sono macchine cibernetiche con
retroazioni, integrate nelle società umane, che "funzionano" per via
della loro scala, della reticolarità, diffusione, del sistema
ingegneristico, ecc.

Google Sites non è un "esemplare" riproducibile come un fucile. cmq, non
è così rilevante, importa solo sottolineare che il paragone non regge a
un'analisi del funzionamento di quel sistema tecnico. non è una
sottigliezza accademica.

in pratica:

- esistono server/servizi indipendenti in Europa e non solo che offrono
spazio web per siti. e molto altro. indipendenti: liberi, non gratuiti.
- esistono server/servizi basati in Europa, GDPR compliant, alimentati a
energia rinnovabile, con software libero, ecc. sul mercato. anche questi
non sono gratuiti. ma, almeno, lo scambio è chiaro: servizio per denaro,
con certe regole, legali in Europa (Google non le rispetta).

>
> Mentre da giovane contribuivo, con tutti i miei limiti, allo sviluppo
> degli OS Olivetti (con il mio maestro Sandro Osnaghi) nasceva Internet e
> si discuteva molto di protocolli, architetture client server e sistemi
> di sviluppo software. Eravamo tutti entusiasti e sulla base del nostro
> orientamento politico, eravamo tutti convinti di aver trovato il modo,
> tra software libero, architetture P2P e Pirate Bay, di aver trovato la
> ricetta di un mondo migliore. Amaramente il software libero e
> l’architettura che dovevano consentire accesso e controllo a tutti sono
> stati tra gli strumenti con cui le Big Tech si sono impossessate del
> mondo, mentre i protocolli P2P di Pirate Bay sono serviti a fare
> criptovalute. Io sono giunto all’amara conclusione (del tutto personale
> ovviamente) che il free software e l'architettura di Internet siano
> figli di una casta di utopici intellettuali che li hanno pensati in
> funzione dei loro profili sociali e delle  esigenze di sviluppo dei loro
> prodotti e delle loro forme di comunicazione. Una volta esportati nel
> mondo della gente normale, usciti dall'ambiente protetto della casta
> accademica, queste invenzioni hanno prodotto il più grande accumulo di
> capitale e potere della storia dell'umanità e stanno minacciando
> seriamente la democrazia. E’ stato commesso il più grande degli errori
> progettuali, la raccolta sbagliata dei requisiti utente, grazie a una
> concezione profondamente auto-referenziale su cosa sia l'umanità. Questi
> signori sono vissuti in un mondo in cui la cosa più importante erano le
> citazioni, e non il trovare da mangiare, e questo li ha fatto
> vigorosamente deragliare dal binario del bene collettivo. Hanno guardato
> il dito e non hanno visto la luna. E' già successo con la ricerca di
> base in fisica, capita di nuovo con l'informazione: forse peggio, perché
> non c'è il botto di una bomba come efficace e persuasivo avvertimento.
>

qui c'è tanto di personale, e capisco la delusione. in parte la
condivido. però non condivido la deduzione: internet > accumulo
capitalista. le istituzioni umane si fanno e disfanno, sempre
evolvendosi; non discendono automaticamente da una certa tecnica.
Sarebbe determinismo tecnico: data la tecnica X, ne discende la società
Y. La democrazia non è per sempre: è esistita molte volte nel corso
della (prei)storia, anche ben prima della democrazia (schiavista e
sessista) dell'Atene di Pericle; e finché ci saranno persone disposte a
darsi da fare, esisterà. nonostante tutto.

cmq, ci sono anche persone che continuano nonostante tutto a far
diversamente, sul digitale e sulle tecnologie in particolare.
per esempio a Torino, come in tante altre città italiane, avete LUG
(Linux User Group), hacklab

https://lugmap.linux.it/piemonte/

non sono figli di una casta di utopici intellettuali: lavorano sul
territorio, che è locale, ma è anche l'Internet.

non ho mai chiesto la genealogia, lo ammetto - e cmq ben vengano pure
quelli upper class, tutto fa brodo, se imparano a sporcarsi le mani nel
mondo reale. non è che i proletari son per forza buoni, anzi... spesso
agiscono contro i propri interessi; per (comprensibile) odio di classe?
negli USA e non solo.

> E io dovrei sentirmi colpevole perché insegno ai pensionati a costruire
> siti con Google Site?
>
>

colpevole no, perché il senso di colpa deriva dalla cultura cattolica;
non so dire nel suo caso, ma in genere è così, almeno in Italia;

il fatto è che da noi, che di mestiere facciamo gli hacker (cioè in
pratica quello che avete fatto voi: ingegnarci per trovare modi
divertenti per fare cose insieme: curiosità, metterci le mani,
condividere), sempre più spesso arrivano persone che ci chiedono
l'assoluzione, per comportamenti percepiti come sbagliati, ma, dicono
"inevitabili"

"usiamo WhatsApp per coordinare il collettivo-associazione-vattelapesca.
lo so che lo usano anche per bombardare i palestinesi a Gaza, ma che ci
posso fare? è per una buona causa!"

"a scuola il dirigente ha fatto un accordo per GSuite, che ci posso fare?"

"all'università hanno fatto un contratto con Microsoft, che ci posso fare?"

"in azienda si fanno i corsi per l'IA, abbiamo Claude / GPT quello che
è, non costa poi tanto: che ci posso fare?"

"devo sentirmi in colpa?"

ego te absolvo. vai in pace...

peccato che non faccio il prete!

la nostra risposta è: cerco di non usarlo. dico agli altri che fa male.
al corpo, alla mente, all'ambiente, a chiunque. tutto qui. ogni scelta
conta.

se poi non si può proprio farne a meno (può succedere), OK. non
assolviamo, ma neanche condanniamo, o proibiamo. ci penseranno quelli
interessati alla purezza, e non ne faccio parte.

non conta nulla?

non conta... ad esempio, non conta evitare di contribuire allo scempio
dell'allevamento industriale? adottare una dieta diversa? mah, se
guardiamo al macro, nessuna scelta "serve" a nulla. ma questo è
benaltrismo. Siccome siamo stati delusi dalle promesse dell'Internet
terra promessa delle libertà, allora Google va bene, perché i problemi
sono "ben altri"? mmm. anche no. perché se guardiamo alla vita delle
persone, ogni scelta di diserzione dal "così fan tutti", ogni scelta di
autonomia è un granello negli ingranaggi delle Megamacchine del dominio.
un po' di potere in più per le persone per crescere, autonome e libere,
insieme.

è l'educazione che può fare le persone libere

perciò: bel lavoro! potete anche migliorare, se volete. anche
cominciando una transizione verso sistemi più appropriati. ci saranno
delle rinunce da fare, ogni disintossicazione comporta delle rinunce. ma
si può fare, certo. ed è molto divertente!

People Have the Power :D

k.

>
> Il giorno dom 5 lug 2026 alle ore 13:19 karlessi via nexa <nexa@server-
> nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> ha scritto:
>
>
>     Buongiorno,
>
>     ho letto con interesse il preprint del testo di D. Tafani (grazie
>     per la
>     condivisione) e le critiche espresse da F. Marra (grazie per lo sforzo
>     di sintesi)
>
>     alcune considerazioni
>
>     # scientificità e no
>
>     nel documento
>     https://docs.google.com/document/
>     d/1FHsD4ejt9nJbIBT4wEHhUz7dH2ifcGWa7SCSwRAIXXo/edit?tab=t.0
>     <https://docs.google.com/document/
>     d/1FHsD4ejt9nJbIBT4wEHhUz7dH2ifcGWa7SCSwRAIXXo/edit?tab=t.0>
>     paragrafo 2.
>
>     "Un altro limite [TAGLIO] è l'assenza di un metodo comparativo
>     rigoroso.
>     [TAGLIO] non è scientificamente sufficiente."
>
>     la Scienza è una forma di Narrazione sofisticata, a livello pubblico e
>     comunicativo senz'altro. Le scienze, e le ricerche scientifiche, sono
>     sempre ideologicamente e/o filosoficamente orientate, soprattutto
>     quando
>     si dichiarano neutre, neutrali, ed esclusivamente "scientifiche". A me
>     piace Feyerabend, una mia brevissima riflessione in merito
>     https://centroriformastato.it/la-letizia-del-dilettantismo-
>     avvocature-e-tecnologie/ <https://centroriformastato.it/la-letizia-
>     del-dilettantismo-avvocature-e-tecnologie/>
>
>     Ne deriva che in ogni proposta "scientifica" è insito un presupposto
>     ideologico/filosofico, non di rado inconfessato o addirittura
>     inconscio.
>     Nel caso della critica di F. Marra, ad esempio "dobbiamo chiederci
>     se il
>     sistema umano, con le stesse risorse investite, otterrebbe risultati
>     superiori o se l'IA rappresenti un miglioramento (anche se imperfetto)
>     di un sistema pre-esistente già in crisi"
>
>     il presupposto è la necessità di miglioramento. Cosa significa
>     miglioramento? Questione non retorica. I lungotermisti ritengono che
>     sia
>     "meglio" sterminare qualche miliardo di umani e altre forme di vita per
>     garantire la sopravvivenza a lungo termine della specie umana. Es.
>     (questi sono i "moderati...")
>     https://www.centreforeffectivealtruism.org/longtermism <https://
>     www.centreforeffectivealtruism.org/longtermism> Ci credono
>     davvero? Non saprei, in ogni caso non vedo la differenza con narrative
>     escatologiche più esplicitamente religiose (chiliasti vari). Ci
>     interessa perché molti dei megamiliardari che spingono la narrativa IA
>     attuale esprimono posizioni lungotermiste. Peter Thiel (che con la
>     narrativa IA guadagna un sacco di soldi facendo controllare, monitorare
>     ed eventualmente ammazzare un sacco di gente, perlopiù poveri e
>     non-bianchi, grazie a Palantir) ci aggiunge molte altre altre posizioni
>     ultra-reazionarie: i maschi bianchi (specialmente sudafricani eredi del
>     razzistissimo apartheid) sono minacciati! con Musk, Andreeseen,
>     Levchin,
>     Sacks, Botha, ecc.  si intendono alla grande dai tempi della PayPal
>     mafia e ora sono ai vertici della catena di comando USA, vedi
>     https://observer.com/2025/10/paypal-cofounders-today/ <https://
>     observer.com/2025/10/paypal-cofounders-today/> (PayPal: un
>     progetto POLITICO ispirato alle teorie di "von" Hayek). una delle
>     posizioni di Musk (mito del genio, appunto): i maschi bianchi hanno il
>     dovere morale di riprodursi ingravidando femmine "geneticamente
>     perfette" alla ricerca della "razza perfetta" (eugenetismo di stampo
>     nazista); e contemporaneamente, aggiungerebbe Thiel, il dovere di
>     sterminare chi li minaccia (i non bianchi, le donne, i poveri), per
>     evitare l'avvento dell'Anticristo, ecc ecc. (immagino l'abbia ripetuto
>     anche recentemente a Roma, ospite della fondazione Gioberti)
>
>     scientifico? per nulla. ma queste ideologie stanno dietro all'IA oggi.
>     magari Altman (lungotermista dichiarato) e Amodei possono passare per
>     liberali: ma è marketing; e solo a confronto di Musk e Thiel...
>
>     c'è un sottile crinale fra "ciascuno si faccia la sua idea,
>     democraticamente, ma scientificamente" ed "esploriamo le narrazioni
>     tossiche da un punto di vista dichiarato"
>
>     a me pare che il libro di D. Tafani si muova sulla seconda traccia.
>     L'assunto è chiaro: l'IA è un progetto reazionario, propala dei miti
>     spacciandoli per verità "scientifiche" e fatti inconfutabili.
>     (preferisco narrazioni a miti; troppo lungo da spiegare perché: rimando
>     a M. Detienne, Noi e i greci, Cortina, 2007)
>
>     non è scientifico? forse no, se scientifico è ciò che avviene in un
>     laboratorio finanziato da una multinazionale e sottoposto da rigidi
>     protocolli di non divulgazione... per poi saltar fuori che "Mythos" (un
>     mito!!!) è troppo pericoloso e quindi non si può rivelare. Parola di
>     Anthropic!
>
>     ma è proprio questa "non scientificità", se vogliamo chiamarla così, la
>     forza di un'analisi del genere.
>
>     ognuno dei dieci miti individuati e raccontati da D. Tafani potrebbe
>     fungere da base per formazioni sulla narrativa dell'IA. riconoscere il
>     ricorso a questi miti nella propria esperienza quotidiana, in
>     particolare da parte dei media e delle figure di riferimento (politici,
>     dirigenti, insegnanti, genitori...) sarebbe utile per aumentare la
>     consapevolezza di grandi e piccini, e quindi la possibilità di agire
>     diversamente.
>
>     # free != open
>
>     le parole sono cruciali. non per i vettori di compressione delle
>     pretese
>     IA, ma per gli umani sì. oltre vent'anni fa scrivemmo un libretto in
>     merito, nella sostanza rimane valido, mutatis mutandis, mi pare:
>     https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=186 <https://
>     www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=186> negli
>     approfondimenti è disponibile il libro intero, licenza BY-NC-SA (non è
>     "libera" secondo la FSF... francamente sarei per il no copyright, cmq
>     non condivido la libertà di commercio sul lavoro altrui, perciò se chi
>     ne sa di più può spiegarmi, grazie!)
>
>     # metafore
>
>     abbiamo bisogno di metafore per comprendere, e comprenderci; ma le
>     metafore rimangono metafore
>
>     l'IA è una metafora, ed è una metafora tossica. Chi lavora nel settore
>     di "automazioni meravigliose" non parla mai di IA (se non con i
>     giornalisti, o per scrivere libri di filosofia, o di divulgazione, ma
>     "da scienziato" e quindi... inconfutabili??? Cristianini è fra questi,
>     purtroppo), ma di LLM, CNN, vettori, transformer, ecc ecc (e spesso
>     pure
>     queste sigle sono metafore!). Catene di metafore fanno allegorie.
>
>     # mezzi e fini
>
>     i mezzi dovrebbero giustificare i fini, non l'opposto
>
>     D. Tafani pubblica su zenodo.org <http://zenodo.org> , finché il
>     CERN esisterà sarà
>     garantito l'accesso, dai server del CERN in Svizzera. non è una scelta
>     neutra: nessuna scelta tecnica lo è: è una scelta di campo, politica.
>
>     F. Marra pubblica su Google. finché Google permetterà a quel documento
>     di essere diffuso dai suoi server negli USA, sarà disponibile. lo
>     stesso
>     vale per Google Sites. e tanto più per NotebookLM, prodotto di Google.
>     non sono scelte neutre: nessuna scelta tecnica lo è: è una scelta di
>     campo, politica.
>
>     siccome il progetto https://www.labpopia.it <https://
>     www.labpopia.it> mi pare molto interessante,
>     per riallineare mezzi e fini, suggerisco di passare a una piattaforma
>     free software con server basati in Europa e alimentati con energia
>     rinnovabile. ciò che non si può fare così IMHO non va fatto. sì, è più
>     comodo usare Google: ma non è eticamente coerente con i fini dichiarati
>     dal progetto.
>
>     sono personalmente contrario ai divieti.
>
>     ma, al livello di intossicazione attuale, purtroppo, mi pare che solo
>     una legge che vieti tutte le BigTech possa portare effetti concreti
>     immediati. come vietare il fumo nei locali pubblici... frattanto, le
>     persone si comportano in maniera irresponsabile, e illegale. nei
>     progetti europei si continuano a usare Google Microsoft ecc in barba a
>     GDPR e dintorni, come nelle pubbliche amministrazioni, scuole e
>     università: eppure le leggi ci sono.
>
>     # tecnica e potere: disclaimer di posizione personale
>
>     La tecnica è fonte di potere. La maniera più semplice per creare potere
>     passa attraverso l'invenzione di tecniche e la messa a punto di
>     tecnologie appropriate, altrettanti interventi per gestire,
>     stabilizzare, condividere, mitigare e allontanare il comune destino,
>     ovvero la morte: morte individuale, morte collettiva di determinati
>     sistemi sociali, morte di persone e animali a noi cari, morte termica
>     dell'universo.
>
>     Prima di servire per fare meno fatica, prima di fungere da servi e
>     schiavi degli umani, tecniche e tecnologie sono focus di attenzione
>     condivisa, catalizzatori evolutivi, fonti di meraviglia.
>     (metastabilità,
>     metaxu, action outillée: cf. G. Simondon; F. Sigaut)
>
>     Tecniche e tecnologie non sono tutte uguali; al contrario, sono tutte
>     diverse. Ma vi sono due grandi stirpi, che promuovono diversi retaggi:
>     tecniche/tecnologie del dominio (come l'IA attuale); tecniche/
>     tecnologie
>     conviviali. Le prime sono le più diffuse, in costante proliferazione.
>     Queste tecniche e tecnologie sequestrano la capacità diffusa di
>     influire
>     e determinare le norme sociali a favore di ristretti gruppi sociali e
>     masse di individui organizzati in gerarchie fisse. Dall'altra parte vi
>     sono tecniche e tecnologie conviviali, inventate e messe a punto per
>     diffondere il potere il più possibile presso il più gran numero, in
>     modo
>     che ogni essere umano possa influire e determinare le norme sociali.
>
>     nella pratica, le cose non sono nette, certo. sono mescolate. a noi
>     decidere cosa e come evolvere.
>
>     buona giornata
>
>     k.
>
>     --
>     transizioni digitali sostenibili - https://eudema.net <https://
>     eudema.net>
>     pedagogia hacker - https://eleuthera.it/ph <https://eleuthera.it/ph>
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