April 29, 2019
10:45 p.m.
In data lunedì 29 aprile 2019 11:57:45 CEST, Luca Debiase ha scritto:
> Cari amici
>
> Bellissima discussione. Vorrei contribuire con qualche ulteriore
> riflessione, avendo visto il supervisore europeo per la protezione dei dati
> personali, dire con emozione - davanti a una platea di migliaia di persone
> - che per lui, giurista, l’etica viene prima della legge…
>
> Aiutiamoci a discernere che cosa questo significhi. Sta diventando
> strategico e decisivo…
IMHO, quando si legge la parola "etica" è importante mettere a fuoco a quale
criterio etico ci si riferisce.
Si usa classificare 3 criteri:
- soggettivo, fondato sulla coscienza morale, funzione soggettiva ultima che
(pare) sia posseduta dagli esseri umani e che sceglie tra ciò che è bene e ciò
che è male (Hauser parla dell'organo morale);
- sociale, che individua norme di condotta condivise da un gruppo (una
famiglia, l'associazione Giovani Marmotte, gli avvocati iscritti all'albo, le
imprese produttrici di automobili a guida autonoma, ecc.);
- universale, il cui contenuto varia a seconda di chi lo propone ma che di
solito è un tentativo di generalizzare il criterio soggettivo; per esempio, il
comandamento di Gesù Cristo ("Dunque, tutto quello che vorreste che gli uomini
facciano a voi, fate così anche a loro" Mt. 7,12) o l'imperativo categorico di
Kant ("Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere
come principio di una legislazione universale.").
Istintivamente, penso che sia da preferire e valorizzare il criterio
soggettivo e diffido dei modelli in cui si cerca di fare a meno dell'etica
soggettiva.
m.c.
>
> Ci sono tanti modi per oltrepassare la legge sentendosi nel giusto. Ma come
> si fa a essere nel giusto? Esiste un modo per discernere?
>
> Un americano che ammazzi la gente per difendere la sua proprietà si comporta
> in modo legale. Un italiano nelle stesse condizioni aspetta la nuova legge
> di Salvini per avere le stesse “certezze” (e non le avrà). Ma lo
> sconfinamento della legge per l’italiano che non aspetti Salvini e spari è
> giusto o sbagliato?
>
> Ho alcuni punti di riferimento.
>
> Quando Gandhi infrange la legge in modo non violento e raggiunge
> l’indipendenza dell’India dall’impero britannico fa bene, in assoluto. Come
> Rosa Park. Lui, infrange la legge, ma si sente nel giusto ed è nel giusto
> perché adotta un mezzo non violento e ha uno scopo umanamente importante
> (la libertà).
>
> Quando si usa un mezzo violento per ottenere uno scopo giusto (Malcom X) o
> un mezzo giusto per uno scopo meno chiaramente condivisibile (mettiamo il
> caso dell’indipendenza della Catalogna) che cosa fa fede?
>
> E tutto quello che riguarda le guerre di religione non finisce per
> sconfinare in questa difficoltà? Se il radicale islamico pensa che il
> “libro” del profeta sia più legittimo della legge democratica che regola
> l’iraq dopo la guerra americana ha ragione o torto?
>
> Non può essere quello che pensa la maggioranza. Non può essere quello che
> dice la costituzione. Forse valgono le dichiarazioni dei diritti umani?
> Queste sono frutto di una cultura illuministica, ma molti oggi la mettono
> in discussione…
>
> Temo che rispondere a queste domande sia urgente. Può darsi che nel prossimo
> futuro dovremo sapere che cosa è giusto indipendentemente dalle leggi che i
> governi potenzialmente autoritari ma democraticamente eletti faranno.
>
> Non vado oltre per non intasare la lista.. magari vi scrivo un post.. devo
> parlare a Lione di rete e populismo e certamente prenderò spunto anche dal
> pezzo di Fabio e questa discussione.. per cui grazie!
>
> Luca
>
> > Il giorno 29 apr 2019, alle ore 10:19, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha
> > scritto:
> >
> > Davvero una lettura interessante.
> >
> >> come relazionarsi al gap, enorme e trasversale, di
> >> evidenze scientifiche sui molteplici temi trattati nel
> >> documento. L'idea è promuovere la ricerca
> >> contestualmente all'instaurazione del nuovo regime
> >> di regole per la Rete, ma buonsenso imporrebbe di
> >> disporre di una base di dati ben più solida prima di
> >> legiferare, non durante il processo legislativo o addirittura
> >> dopo. Di nuovo, un problema che accomuna l'approccio
> >> britannico con quello di svariate altre istituzioni in tutto
> >> il mondo. Le politiche tecnologiche, per qualche ragione,
> >> sembrano potersi sottrarre al vaglio della realtà, e
> >> accontentarsi di quello dello scandalismo mediatico.
> >
> > Come dice il proverbio?
> > Chi sa fa, chi non sa... DECIDE!
> >
> >> Le buone ragioni per procedere con estrema prudenza,
> >> insomma, ci sarebbero tutte. Ma non paiono interessare
> >> a chi legifera.
> >
> > Per comprendere queste ragioni ci vuole competenza informatica.
> > Per acquisirla da adulti ci vuole l'umiltà di riconoscersi ignoranti.
> > E tempo. E tanta Curiosità.
> >
> > Vi è però un passaggio finale decisamente discutibile:
> >> che se si chiudono i social media perché, solamente
> >> esistendo, avrebbero commesso una qualche sorta di
> >> pre-crimine, tutto sommato, è comunque un "bene"
> >
> > Questa difesa dei social media è piuttosto superficiale.
> >
> > Tutti i social media _centralizzati_ sono strutturalmente pericolosi.
> > Il pericolo è intrinseco nel loro business model e nella loro tecnologia.
> > E' piuttosto evidente e non è dovuto allo streaming di attentati o
> > alle fake news ma alla profilazione degli utenti e al controllo sugli
> > stessi attraverso i loro bias.
> > Un pericolo che è tanto maggiore quanto più governi hanno accesso ad esso.
> >
> > Un tetto di amianto che si sgretola non rappresenta una "sorta di
> > pre-crimine" ma lo smantelliamo comunque (o dovremmo farlo) per
> > ridurre il rischio di salute pubblica.
> >
> > Dunque smantellare questi social media CENTRALIZZATI è sicuramente un
> > bene. Sarebbe un piccolo passo avanti, ma pur sempre un passo avanti.
> >
> >
> > Per contro, i social media distribuiti non costituiscono un rischio
> > enorme per la democrazia, pur permettendo la diffusione di "fake
> > news".
> >
> > L'idea che le Fake News siano un problema risolvibile tecnologicamente
> > è una dette tante manifestazioni di profonda ignoranza Informatica che
> > si rivela a tutti i livelli della società civile. Ignoranza cui prima
> > o poi dovremo trovare i soldi per far fronte.
> >
> >
> > Le Fake News SONO un problema Informatico: un problema di Informazioni.
> >
> > Ma non è un problema risolvibile tecnologicamente, perché non è
> > possibile stabilire se una informazione sia vera attraverso un'altra
> > informazione che potrebbe essere falsa lei stessa: Garbage In, Garbage
> > Out.
> >
> >
> > Il problema è a monte. O meglio, "a mente"! :-D
> >
> > Perché tutta questa spazzatura spopola sui social network?
> >
> > Sicuramente c'è il conflitto di interesse delle piattaforme stesse che
> > vogliono massimizzare l'engagement: le Fake News producono più
> > interazioni (e dunque più dati e più pubblicità) dei paper accademici.
> >
> > Ma anzitutto c'è un problema culturale: le persone che usano quei
> > social network non sanno SCEGLIERE LE FONTI in modo critico. E questo
> > è un problema EDUCATIVO.
> >
> >
> > La crisi della Democrazia non nasce su Internet ma a scuola!
> >
> > On 27/04/2019, Carlo Blengino <blengino@penalistiassociati.it> wrote:
> >> Ricordo solo che tutte le battaglie per i diritti civili, tutte, sono
> >> iniziate infrangendo regole, scardinando concetti consolidati e ritenuti
> >> dai più giusti e sacrosanti, spesso sono stati commessi reati per
> >> permettere all'umanità di fare un passo avanti. Rosa Park fu arrestata
> >> legittimamente per aver violato il posto riservato dalla legge ai bianchi
> >> (nell'IOT di domani probabilmente un software non l'avrebbe neppure
> >> lasciata salire sul bus) e meno di 30 anni fa decine di giovani italiani
> >> rischiarono la galera rifiutandosi di fare il servizio militare...per
> >> dire.
> >
> > Grazie Carlo per questa riflessione.
> >
> > Durante una delle lezioni che ho fatto alla 5a elementare di mia
> > figlia, un bimbo mi ha chiesto "perché gli hacker fanno cose
> > illegali?". Con un certo stupore della maestra la mia risposta è stata
> > "Perché mettono la propria Curiosità a servizio della Democrazia".
> >
> > Ho spiegato ai bambini che ci sono così tante soluzioni inesplorate a
> > problemi urgenti che un hacker può tranquillamente dirigere la propria
> > Curiosità nei limiti della Legge per buona parte della propria
> > esistenza.
> >
> > Ma quando trova una legge ingiusta sulla propria strada, l'hacker la
> > ignora o la aggira esattamente come fa con un programma bacato, perché
> > prima di rispondere alla Legge e alla società tutta, l'Uomo deve
> > rispondere alla propria Coscienza.
> >
> >
> > Sfortunatamente gli esempi che hai fatto non mi erano venuti in mente.
> > Me li segno per le prossime lezioni di Informatica!
> >
> > Grazie! ;-)
> >
> >
> > Giacomo
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