Carissimi, D'accordo sulla necessità di usare tutti i canali disponibili per stimolare la discussione pubblica, primi fra tutti i media. Pero', a mio avviso, questo non e' sufficiente. Penso sia anche fondamentale cercare di informare e cercare di rendere consapevoli anche e soprattutto gli informatici, e piu' in generale gli scienziati e gli ingegneri di oggi _e_ di _domani_. E quindi, penso sia necessario, per esempio, pensare anche a iniziative _all'interno_ dei dipartimenti universitari e degli istituti degli enti di ricerca, e nell'ambito dei corsi di studio. Oltre a iniziative _una tantum_ quali workshop e simili, assolutamente necessari, sarebbe, penso, importante immaginare qualcosa di piu' _strutturato_: ad esempio, un pacchetto di conferenze da tenere in piu' atenei/enti (in era pre-covid si sarebbe detto conferenze "itineranti", da ripetere in piu' posti) nell'arco dell'anno. E corsi universitari di computer ethics e/o informatica & società' (magari un corso costituito da piu' moduli, ciascuno da attivare o meno a seconda della platea di studenti ai quali si rivolge, e da condividere fra piu' università'/corsi di studio). E queste iniziative dovrebbero non solo svolgere attività' di _denuncia, _sacrosanta, ma anche offrire spunti per possibili soluzioni (non so ... supporto a iniziative open source per piattaforme alternative a quelle commerciali attuali, giusto per dirne una (forse neanche tanto meditata ...) Tutto questo, ovviamente, richiede parecchie energie, ma penso sia inevitabile perche' la (eventuale ...) consapevolezza la si puo' costruire solo nel tempo e con la _formazione_. Purtroppo, la mia esperienza e' che i primi a sottovalutare la gravita' della situazione sono i nostri colleghi, o, quanto meno, una gran parte di essi. E questo non da oggi e non solo per quanto concerne l'AI o l'informatica in generale. Ad esempio, esattamente la stessa situazione si riscontra nel campo degli armamenti nucleari: esistono gruppi, primo fra tutti il movimento Puwash, nato nel 1957 in risposta al Menifesto Russel-Einstein del 1955, ma anche la nostra USPID, attiva dal 1986, che cercano di creare consapevolezza nell'opinione pubblica e nella classe dirigente sulla gravita' della situazione relativa alla presenza di armamenti nucleari, allo smantellamento di tutti o quasi i trattati sul controllo di tali sistemi d'arma, al rischio _concreto_ di esplosione accidentale (per es. per guasti o _situation assessment_ scorretto) o meno (per es. nelle relazioni India-Pakistan), alle conseguenze catastrofiche anche di un uso _limitato_ di tali ordigni (di nuovo, basta pensare alla situazione India-Pakistan) avrebbe sull'ambiente, la società' e l'economia. Purtroppo, specie in Italia, questa consapevolezza, nonostante appunto il lavoro continuo di Pugwash, USPID e altri, non c'e' per niente. Certo, ogni tanto qualche giornalista (ri)scopre che in Italia abbiamo armamenti nucleari e allora per qualche giorno se ne scrive sui giornali, ma poi si continua, come niente fosse. E allora, ormai da vari anni, si e' iniziato a istituire (per es. nei corsi di studi di fisica) corsi specifici sul problema delle armi nucleari, fino all'istituzione di veri e propri corsi di laurea e centri di ricerca su questo argomento e argomenti correlati (vedi CISP di UNIPI e CIRP di UNIBA), che si aggiungono a scuole di alta formazione, come ISODARCO. Servono a qualcosa? Io penso di si, ma certo non produrranno risultati a breve termine. Fare formazione e' una cosa difficile e lunga, ma penso sia la cosa piu' importante. Diego On 2020-07-24 10:40, Piero Poccianti wrote:
Perfettamente d'accordo.
https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/piu-benessere-grazie-alla-tec...
Piero
Il giorno ven 24 lug 2020 alle ore 10:14 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Il July 24, 2020 6:37:01 AM UTC, Piero Poccianti <piero.poccianti@gmail.com> ha scritto:
Se Amazon pagasse veramente per i costi che genera (quelli ambientali per esempio) sarebbe in attivo ?
No. Come migliaia di altre aziende.
Approfittano dell'uso della moneta come misura e rappresentazione del valore. Tutto ciò che non ha acquirenti non vale niente. Chi compra l'inquinamento? Chi paga per ripulire Taranto? O Cengio?
I danni fatti ad una collettività sono tanto più difficili da prezzare quanto più sono elevati. E tanto alla fine non li paga nessuno, perché lo Stato è "forte con i deboli e zerbino coi potenti" (cit.). Vedi Eternit.
Dunque le esternalità negative sono SEMPRE ignorate, visto che profitto e PIL sono le uniche misure che contano per politici accecati da ignoranza e scarsa capacità critica nei confronti della propria formazione.
Al massimo ci accontentiamo di multe ridicole, che possono tranquillamente essere messe a budget come costo, nettamente inferiore a tanti altri.
Nemmeno tassarle funziona. E non solo perché "ottimizzano" la tassazione spostandosi dove questa è inferiore, ma perché uno Stato non può permettersi di chiudere chi gli fornisce una fetta rilevante dei propri introiti.
E poi spesso le esternalità sono globali, mentre le tasse sono pagate localmente, e i politici sono eletti localmente e mancano (contrariamente a chi governa un'azienda multinazionale) di visione globale.
Giacomo
-- Piero Poccianti
-- Dott. Diego Latella - Senior Researcher CNR-ISTI, Via Moruzzi 1, 56124 Pisa, Italy (http:www.isti.cnr.it [1]) FM&&T Lab. (http://fmt.isti.cnr.it) http://www.isti.cnr.it/People/D.Latella - ph: +390506212982, mob: +39 348 8283101, fax: +390506212040 =================== The quest for a war-free world has a basic purpose: survival. But if in the process we learn how to achieve it by love rather than by fear, by kindness rather than compulsion; if in the process we learn how to combine the essential with the enjoyable, the expedient with the benevolent, the practical with the beautiful, this will be an extra incentive to embark on this great task. Above all, remember your humanity. -- Sir Joseph Rotblat I don't quite know whether it is especially computer science or its subdiscipline Artificial Intelligence that has such an enormous affection for euphemism. We speak so spectacularly and so readily of computer systems that understand, that see, decide, make judgments, and so on, without ourselves recognizing our own superficiality and immeasurable naivete with respect to these concepts. And, in the process of so speaking, we anesthetise our ability to evaluate the quality of our work and, what is more important, to identify and become conscious of its end use. […] One can't escape this state without asking, again and again: "What do I actually do? What is the final application and use of the products of my work?" and ultimately, "am I content or ashamed to have contributed to this use?" -- Prof. Joseph Weizenbaum ["Not without us", ACM SIGCAS 16(2-3) 2--7 - Aug. 1986] Links: ------ [1] http://www.isti.cnr.it