Ciao Giacomo, chiedo scusa a tutti per la lunghezza del messaggio ma credo che siamo arrivati al nocciolo della questione a cui molti di noi tengono tantissimo. Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes:
La distinzione fra personale e privato mi sembra molto interessante (pur con tutti i limiti legati al fatto che stiamo parlando di dati e non di persone).
In generale tutti, tutti, ma proprio tutti i paralleli e le metafore tra ciò che sucede nel mondo degli atomi e quello che succede nel mondo dei bit (e viceversa) sono irrimediabilmente limitate, ma aiutano a capire, perché noi possiamo esperire solo il mondo degli atomi :-)
Potremmo continuare ad esplorare questa metafora, ma credo che Carlo Blengino abbia sintetizzato magnificamente la mia posizione qui: https://www.ilpost.it/carloblengino/2021/01/18/il-paradosso-dei-social-parte...
La prima parte si chiude con «E se possibile, manco a dirlo, lì il discorso si complica esponenzialmente…», non vedo l'ora di leggere la parte seconda. Il discorso si complica se lo complichiamo noi, perché se invece ne cogliamo la complessità senza farci prendere dall'"ansia dell'ignoto" o dalla percepita novità del problema allora io credo che le soluzioni siano relativamente semplici. O forse sono io che la faccio troppo facile.
``` Poiché la libertà di comunicare informazioni comprende anche quella di non comunicarle, se la rimozione di un contenuto da un social network è determinata da una scelta del gestore della piattaforma, tale scelta è pacificamente protetta dal diritto fondamentale alla libertà di espressione. Una norma che imponesse a soggetti privati di non rimuovere contenuti o che viceversa imponesse loro di cancellarne altri (al di là dei contenuti riconosciuti illegali) costituirebbe una inammissibile ingerenza dello Stato nella libertà di espressione degli utenti e in quella, identica, degli stessi gestori delle piattaforme di condivisione.
```
Non sono d'accordo con questa interpretazione della libertà di epressione e spiego perché: Blengino (se non prendo un abbaglio) spiega che è bene che gli intermediari della _comunicazione_ (sottolineo comunicazione, non connessione alla rete) NON debbano essere considerati editori... e su questo sono più che d'accordo e spero che un giorno questo concetto diventerà pacifico e indiscusso. Le Poste Italiane e tutti gli analoghi servizi di consegna della corrispondenza non sono editori ma intermediari. Hanno il diritto di aprire la busta o leggere i volantini e non consegnare le comunicazioni in base a propri criteri di selezione? In base a quale norma è impedito loro di "rimuovere il contenuto"? Ammetto di essere ignorante nel merito ma immagino ci sia un contratto di servizio che stabilisca i diritti e i doveri degli intermediari della corrispondenza "in atomi", considerando il servizio come servizio pubblico. Sbaglio? Perché un intermediatore della comunicazione dei bit dovrebbe essere diverso rispetto a quello degli atomi? Perché i servizi di intermediazione delle comunicazioni non possono essere considerati servizio pubblico [1] e di conseguenza essere regolati da norme di concessione che, tra l'altro, stabiliscano il divieto di discriminazione delle comunicazioni? Ovviamente esiste e deve essere adeguatamente tutelata la libertà di associazione, quindi un gruppo (formale o informale) di persone è libero di aprire un "club di scambio epistolare" e fissare le regole per poter entrare nel club o esserne espulsi in caso di violazione, esattamente come succede per questa mailung list: https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa. Nel caso di una mailing list (o di messaggi tra singoli) gli intermediatori sono tutti i gestori dei diversi server email: è accettabile che loro possano rimuovere i contenuti dalle vostre caselle? Quale norma impedisce loro di farlo? Nel caso dei social "silos" *invece* è un solo gestore: perché è accettabile che loro possano rimuovere i contenuti (legali) dai profili degli utenti o dei gruppi secondo i propri crireri? Gli stessi identici ragionamenti si dovrebbero applicare a _tutti_ quei servizi di intermediazione "di qualcosa fatto di bit" che riteniamo dover trattare come servizio pubblico, tipo... un motore di ricerca dei contenuti del web? Nel mondo fisico, specialmente in Europa, abbiamo ormai una tradizione abbastanza consolidata di cosa è il caso di considerare servizio pubblico nel mondo degli atomi, che sia erogato dallo stato o dai privati in concessione/convenzione; credo sia il caso di consolidare quella bella tradizione anche nel mondo dei bit. In Europa abbiamo cominciato col GDPR, dobbiamo proseguire su quella strada fino a _pretendere_ che si arrivi a una rete fatta come si deve _by_design_ fino al livello dell'accesso ai servizi.
(al di là di questo passaggio, una bellissima lettura)
Concordo.
No, l'alternativa è che a tutti i fornitori di servizi di telecomunicazione venga impedito di applicare filtri o censure... che non siano impostati dagli utilizzatori stessi del servizio.
È un'obiezione fantastica, perché vedo chiaramente dove vuoi arrivare.
Mi sono fatto una certa idea, vediamo se ci permette di progredire nel cammino o se ci avvitiamo su noi stessi :-D
Non credo però che si possa paragonare l'obbligo di lasciar passare pacchetti di un protocollo software al diffondere contenuti che non si condividono.
Io sì, basta solo spostarsi in su di un layer: per ciascun layer c'è una tecnica di manipolazione dei bit da parte di terzi che non dovrebbero interferire nella comunicazione.
Però l'obiezione rimane splendida e credo che dovrò rifletterci con calma.
Grazie per i complimenti, non pensavo fosse così brillante :-)
La fate troppo facile col self-hosting: non tutti sono in grado e vanno rispettati se si affidano a un servizio fornito da terzi
Non credo di avere insultato qualcuno, ma nel caso mi scuso.
Ma no no, che insulti?!?
Tuttavia se non hanno (o non percepiscono) alternative, pur con tutto il rispetto per queste persone, è necessario aiutarle ad affrancarsi da questa dipendenza.
Sì sì sì, ma per farlo c'è bisogno di interventi ad ogni livello, compreso quello della "service neutrality", per coniare una nuova buzzword. [...]
E il self-hosting può essere _tecnicamente_ ostacolato in mille modi da chi sa come farlo o ha adeguato potere per farlo.
Di fatto l'ostacolo maggiore è culturale.
Sì _oggi_ sono d'accordo ma SE il self-hosting fosse sufficientemente diffuso da costituire un problema per mancanza di posizioni abusabili di dominio stai pur certo che ci sarebbe sempre un intermediario che dal livello più basso troverebbe il modo di mettere i bastoni tra le ruote.
Insegna ad un uomo a pescare e... ;-)
Serve un corso d'acqua a cui possa accedere liberamente senza pagare dazio, una canna da pesca adeguata al tipo di pesca praticata, ecc... hi hi hi :-D Ciao, Giovanni [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_pubblico credo ci siano fonti decisamente migliori ma non riesco a recuperarle ora. -- Giovanni Biscuolo