Io sono invece molto d'accordo con Juan Carlos, (e meno, stranamente, con Giulio)  proprio per la valenza provocatoria e culturale dell'annuncio. che mette il dito su una piaga aperta, che è quella della "complessità".

A causa della complessità i nostri schemi da innovatori tradizionali (scusatemi l'ossimoro) vanno rivisti, compresi i tabu. Il primo tabu è quello che l'informatica sia una faccenda, astrusa e complicata (e lo è)  e dunque solo per addetti ai lavori.  Pensando di potersela cavare solo trattando (politicamnte intendo) solo altri aspetti (quelli elencati da Giulio), più nobili e, in quanto tali,  adatti al discorso politico.
La nostra società ed il suo rapporto con la tecnologia è cambiata, radicalmente ed in poco tempo. L'illusione, dei primi anni 2000 (e degli  anni '90 ) che le tecnologie sarebbero state sempre più  friendly e le interfaccie avrebbero fatto tutto il lavoro sporco mi sembra palesemente superata.
E' ora, forse, che la politica si occupi della complessità, la veda, la ammetta.
Gli HFT (High Frequency Trading) sono emblematici. Sono algoritmi (chissa perchè il termine algoritmo è sempre stato considerato una sorta di parolaccia, certamente sinonimo di cosa noiosa - dunque inusabile da un politico). Algoritmi però che condizionano la vita del nostro pianeta. Può un politico oggi ignorarlo? Permettersi di sbuffare a chi gliene parla?
Vorrei azzardare, a proposito di complessità e di cambiamenti e temi in agenda, un parallelo in un settore tutto diverso: i rifiuti. Sono stati un argomento di serie B ( se non C o D) per la politica, una banale tecnicality. Una parola da non usare in campagna elettorale. Oggi fanno cadere le giunte ( Napoli, e non solo), e sono al primo posto nell'agenda politica del mondo.
Le cose cambiano, molto in fretta, proprio in tempi di crisi. Io la provocazione di Bloomberg io la leggo così.

Giovanna

Il giorno 09 gennaio 2012 11:45, de petra giulio <giulio.depetra@gmail.com> ha scritto:
Mi capita davvero raramente di non essere d'accordo con JC. Ma mi
sembra che il fatto che Bloomberg voglia imparare a programmare, anche
se può testimoniare una onesta ed apprezzabile curiosità intellettuale
della persona, non sia però rilevante per la sua responsabilità di
amministratore. Non tanto perchè deve occupare il suo tempo in altre
cose, ma proprio per il merito delle cose che dovrebbe conoscere per
occuparsi bene del digitale.
Se proviamo ad immaginare di poter "formare" un sindaco sul tema del
digitale, credo che imparare a programmare non sia la prima delle
competenze che proverei a trasferirgli. Prima lo porterei a Nexa a
imparare cosa sono gli open data, soprattutto dal punto di vista delle
caratteristiche delle licenze pubbliche. Poi cercherei un economista
(avete qualche nome?) per spiegargli i possibili modelli economici di
valorizzazione del patrimonio informativo pubblico come risorsa per il
"lavoro immateriale".  Poi lo manderei da Stefano Quintarelli a
studiare cosa vuol dire neutralità della rete, e le sue implicazioni
sul tessuto imprenditoriale locale. Poi gli farei fare una sessione
intensiva con Fiorella De Cindio per fargli capire che non si può
usare Facebook per fare partecipazione politica denocratica. E poi...
E se provassimo a progettarlo insieme nel 2012 un master per "sindaci digitali"?
Giulio



Il 08/01/12, J.C. DE MARTIN<demartin@polito.it> ha scritto:
> Vittorio, quello che mi interessa è soprattutto il segnale culturale:
> demagogia o meno, qui non arriverebbero neanche a pensare una cosa
> simile, men che meno a parlarne pubblicamente.
>
> E' questo che mi preoccupa (oltre a tante altre cose, si capisce).
>
> jc
>
>
>
>
>
>
> On 08/01/12 11:36, vittorio zambardino wrote:
>> Suvvia, suvvia. Se un politico fa seriamente il suo lavoro, il tempo
>> per imparare il codice non c'è. Non è che la demagogia si produca solo
>> da questa parte dell'atlantico, dai
>>
>> Il giorno 08 gennaio 2012 16:27, J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it
>> <mailto:demartin@polito.it>> ha scritto:
>>
>>     L'Italia digitale (e le tanto pubblicizzate "smart cities")
>>     dovrebbe passare anche da decisioni come questa:
>>
>>
>> http://idealab.talkingpointsmemo.com/2012/01/mayor-bloomberg-will-learn-how-to-write-code-in-2012.php
>>
>>     Solo che voi riuscite ad immaginarvi Renzi, Fassino, Pisapia,
>>     Alemanno, ecc. che
>>     annunciano di voler imparare a /programmare/ nel 2012?
>>     Spero di venir presto smentito, sarebbe splendido, ma in questo
>>     momento
>>     ammetto di fare parecchia fatica a immaginarlo....
>>
>>     Qualche sindaco lo facesse davvero, l'intero discorso sulle smart
>>     cities
>>     diventerebbe di colpo molto più credibile.
>>
>>     juan carlos
>>
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