Buongiorno Giovanni, e scusa il ritardo nella risposta. Ecco qualche spiegazione in piu' di quello che ho scritto la settimana scorsa:
Ma guarda che stiamo parlando di persone che, con tutta probabilità, sono già in isolamento medico perché mandati a casa dall'ospedale (lo scopo dichiarato è quello di alleggerire gli ospedali), quindi non vedo come una modalità "manuale" (o meglio *offline*) di raccolta di quei tre dati clinici sia un problema di «salute degli altri» contrapposta a quella del singolo paziente. In altre parole lo use case di questa applicazione di telemedicina è ben definito e circoscritto.
giusto. Qui, il problema di "salute degli altri" non e' di contagi, sta nel fatto che un paziente che scrive numeri a cavolo manda in confusione il medico che lo segue, facendogli sprecare tempo prezioso e rischiare di fargli fare diagnosi sbagliate, o inoltrare dati sbagliati agli epidemiologi che ci fanno statistiche, insomma di confusione e sottrazione di risorse al sistema sanitario.
Io dico che questo tipo di fiducia se la meriti ogni singolo essere umano, non solo un nexiano (qualsiasi cosa voglia dire :-) ).
Ma l'essere umano medio no.
Credo che una differente percezione di fondo dell'essenza umana sia alla base delle nostre differenti visioni e rappresentazioni della realtà, ma magari mi sbaglio.
qui per me ha gia' detto tutto quel che c'era da dire K di Men in Black, vent'anni fa, mi dispiace di non averlo ricordato prima: "a person is smart, people are dumb". che per me in questo ambito, vuol dire andarci cauti, e NON assumere che ogni paziente sia smart, anzi.
Io conosco alcune persone anziane autosufficienti...
OK, nessun dubbio su questo. E io ne conosco alcune brillanti, lucide e che quando lavoravano avevano incarichi gestionali di grande responsabilita', ma sono state pesantemente cazziate dal loro diabetologo perche' avevano fatto un casino inutilizzabile, e pericoloso perche' avrebbe portato a terapie sbagliate, nello scrivere il proprio diario della glicemia. Quindi, vedi sopra. Su grande scala, qual e' il tipo di paziente piu' diffuso, quello che hai incontrato tu, o quello che ho incontrato io? O meglio, il paziente medio da che parte sta fra quei due opposti? Sei davvero sicuro che sia piu' vicino al tuo "campione" che al mio? Perche' altrimenti a dire "prego signori, fate tutti da soli" fai piu' danni che altro, sempre su grande scala. Come minimo, un medico che ha a disposizione una possibilita' del genere dovrebbe proporla SOLO a pazienti sicuramente "smart", e quelli oggi sono una minoranza. Almeno qui e oggi. Se poi vogliamo educare ora tutti quelli che sono under 40 oggi, in modo che a 60/70 possano tutti fare telemedicina intelligente, allora sono assolutamente d'accordo. Pessimista, di natura, ma d'accordo.
(quando sento IoT o AI il mio istinto è quello di metter subito "mano alla fondina" :-)),
io pure: http://stop.zona-m.net/tag/iot http://stop.zona-m.net/tag/ai ma se OGGI c'e' una popolazione che in maggioranza ancora non e' pronta per levargli le ruotine dalla bicicletta, non posso ignorarlo.
Capisci perché, in questo ampio quadro, il "contact tracing digitale" o la "telemedicina degli infetti" assumano ai miei occhi, e non solo ai miei, un significato che molto si avvicina a "soluzionismo digitale"?
certo, e sono anche d'accordo. Cosi' come so da solo che certe soluzioni sono proposte per secondi fini. Ma non per questo posso essere contento quando vedo ignorare le capacita' "digitali" medie umane di oggi. L'ho detto quasi due mesi fa, e lo ripeto. Marco -- M. Fioretti http://mfioretti.com http://stop.zona-m.net Your own civil rights and the quality of your life heavily depend on how software is used *around* you