Io penso che c'è bisogno di tutti per un compito così arduo, università, scuole e anche PPP...

In effetti dell'uso pedagogico delle tecnologie, idealmente attraverso l'uso di software libero, se ne è parlato per anni prima del covid, ma purtroppo in modo retorico più che pratico, attraverso progetti piloti o ricerche rimaste inapplicate o troppo lontane dalla realtà. 

Poi c'è stato il COVID19 che ha creato dei buchi didattici mai visti prima, dove a farne le spese sono stati gli strati sociali più fragili e i paesi a basso/medio income.

Da lì le cose sono cambiate; ovviamente i big dell'informatica si sono buttati e soprattutto in fase emergenziale l'hanno fatta da padroni, essendo gli unici ad offrire scalabilità e sostenibilità/affidabilità per interventi a livello di sistema, garantendo una pur minima continuità didattica. Gli insegnanti, non pochi, ci hanno provato. Certo, le competenze digitali ed informatiche per essere cambiate ci vuole tempo ed organizzazione di soluzioni efficaci, ma il "problem solving" individuale che hanno affrontato, in alcuni casi, ha funzionato come palestra per imparare skills e competenze digitali, quelle che a loro servivano davvero, e non come spesso accade attraverso corsi generalisti fatti agli insegnati dalla dubbia efficacia. C'è uno strumento Europeo di autovalutazione per insegnanti, con il quale tutti si possono cimentare: https://education.ec.europa.eu/selfie-for-teachers.
La self-reflection e il self-assessment è essenziale per capire le reali esigenze. 

Penso che ora appare del tutto evidente, anche ai politici, che il ruolo delle tecnologie nell'istruzione è chiave per garantire continuità ma anche per poter, in modo sostenibile, (i) individualizzare e personalizzare l'esperienza dell' apprendimento (per tutti, non solo per chi ha disturbi specifici dell'apprendimento o cose ancora terribilmente più serie) e per (ii) poter poter implementare il così detto lifelong learning, in primis per adulti - emergenza di inclusione sociale urgente.

Ed ora penso che sia un momento chiave (ci sono l.e., esperienze e finanziamenti mai avuti prima), per poter posizionare l'uso delle tecnologie non come una cosa "di moda" o "promettente" ma come uno strumento importante (essenziale?) per una istruzione di qualità ed equa, dove ad es. elementi come la creatività e l'internazionalizzazione possano essere stimolati e facilitati attraverso scambi e progetti reali e "virtuali". 

Buona domenica, Alessandro
  

 

On Sun, 15 May 2022 at 08:05, M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net> wrote:
Salve a tutti,

solo due giorni fa scrivevo qui che (messaggio completo in fondo):

> Se mai servisse una prova [del fatto che l'attivismo F/OSS
> "ortodosso" e' bloccato da decenni], lo e' il fatto stesso che
> TRENTASETTE ANNI dopo il Manifesto GNU discussioni come questa sono
> all'ordine del giorno in circoli come questo, anziche', almeno, in
> OGNI associazione di consumatori, genitori o insegnanti.

scopro ora sul Guardian che avrei dovuto aggiungere (almeno) "e professori
universitari, ed economisti".

> [se stai cercando] "entry-level and administrative jobs, consider
> stating that you are competent in Microsoft office suite
> applications even if it’s not in the job description, said Harvard
> business professor Joe Fuller"

Notare *Harvard*, sede anche del MIT. Ovvero, sono 37 anni che RMS
predica che il software libero fa bene anche al business ... quasi
letteralmente dal PALAZZO DI FRONTE, e questo (un guru del business,
in teoria), nel 2022
ancora raccomanda di evidenziare che sai usare Microsof Office:

https://www.theguardian.com/us-news/2022/may/11/artitifical-intelligence-job-applications-screen-robot-recruiters

Il che non vuol dire che RMS sbaglia, in principio, anzi. In principio
ha assolutamente ragione, ma finche' si insiste a dirlo in quel modo
che al 99% dell'umanita' suona come "dai, facciamo in modo di poter
programmare tutti che e' bellissimo", non si conclude niente.

Marco

NB: a chi stesse pensando "e' ovvio che se raccomanda MS Office non e'
affatto un guru del business, solo un pirla che non dovrebbe insegnare
business" faccio notare che se anche lo fosse sarebbe solo un'altra
prova di quanto dico. Se l'efficacia del F/OSS fosse stata spiegata in
modo piu' comprensibile ed efficace almeno dai primi anni 2000, forse
vent'anni dopo non continueremmo a sentire certe affermazioni da certe
cattedre.

On Fri, May 13, 2022 11:39:21 AM +0200, Marco Fioretti wrote:
> On Fri, May 13, 2022 11:23:38 AM +0200, Antonio Iacono wrote:
> > > E' educazione civica su questioni tecnologiche quella che serve
prima di
> > tutto, non educazione tecnologica, che piu' ce ne sta meglio e', ci
> > mancherebbe. Ma e' altra cosa, che viene dopo.
> >
> > "educazione civica su questioni tecnologiche" mi è piaciuto molto e così ho
> > approfondito :)
>
> grazie!
>
> > Non conoscendo molto il mondo della scuola attuale (se non come genitore) ho
> > cercato in rete e ho trovato un testo che vorrei condividere in lista.
> > Il testo proviene dal sito di Save The Children [1], qui sotto un passaggio:
> > "Le parole chiave dell’educazione civica digitale sono: /spirito critico e
> > responsabilità/...
>
> appunto. Queste sono le cose che servono a tutti, bambini o adulti,
> come cittadini, almeno da Pericle in poi. Ma, e questo e' il punto
> critico su cui tanto attivismo F/OSS "ortodosso" e' bloccato da
> decenni, cose come saper programmare o averci mai provato...
>
> 1) non sono affatto indispensabili per acquisire NESSUNA delle cose
> che propone questo testo
>
> 2) se si **parte** dando per scontato che a tutti possa piacere
> programmare, o anche solo che tutti DEBBANO/possano almeno provare a
> programmare (perche' questi sono gli assiomi non scritti del manifesto
> GNU) si sbatte contro un muro, non si riesce a raggiungere una massa
> critica.
>
> Se mai servisse una prova, lo e' il fatto stesso che TRENTASETTE
> ANNI dopo il Manifesto GNU discussioni come questa sono all'ordine del
> giorno in circoli come questo, anziche', almeno, in OGNI associazione di
> consumatori, genitori o insegnanti.
>
>            Marco
>           
> > . Spirito critico, perché è fondamentale, per studenti e non
> > solo (docenti e famiglie sono altrettanto coinvolti), /essere pienamente
> > consapevoli/ che dietro a straordinarie potenzialità per il genere umano
> > legate alla tecnologia si celano profonde implicazioni sociali, culturali ed
> > etiche. Lo spirito critico è condizione necessaria per “governare” il
> > cambiamento tecnologico e per orientarlo verso obiettivi sostenibili per la
> > nostra società.
> > Responsabilità, perché i media digitali, nella loro caratteristica di
> > dispositivi non solo di fruizione ma anche di produzione e di pubblicazione
> > dei messaggi, richiamano chi li usa a /considerare gli effetti/ di quanto
> > attraverso di essi vanno facendo.
> > Dallo spirito critico e dalla responsabilità deriva la capacità di saper
> > /massimizzare le potenzialità della tecnologia/ (ad es. in termini di
> > educazione, partecipazione, creatività e socialità) e /minimizzare quelli
> > negativi/ (ad es. in termini di sfruttamento commerciale, violenza,
> > comportamenti illegali, informazione manipolata e discriminatoria)".
> >
> > Antonio
> >
> > [1] https://www.savethechildren.it/blog-notizie/l-educazione-civica-digitale-e-il-ruolo-della-scuola
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