Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/democrazia-dei-social-perche-...
"Si tratta di un ragionamento ancora da sviluppare nel dibattito pubblico, anche affrontando a viso aperto alcuni dogmi liberisti. Allo stato attuale delle cose, l’ipotesi che siano agenzie pubbliche anche sovranazionali a gestire lo spazio delle interazioni sociali, per quanto non priva di difficoltà, andrebbe percorsa. D’altra parte, per regolare le comunicazioni radiofoniche e televisive, abbiamo a suo tempo fatto ricorso alla nozione di etere come bene pubblico, pur sapendo benissimo che l’etere non esiste. Un colpo d’ingegno ideativo da cui si può trarre ispirazione spingendosi su un piano di astrazione ancora più alto: la stessa facoltà del linguaggio è un bene comune, e nessuno, nell’infosfera, può di fatto impadronirsene."
Uau, una proposta choc e, almeno in questo periodo, controcorrente.
Detto in altre parole, per connetterlo a discrosi a noi cari, si tratta di _estendere_ - applicandolo cum granu salis - il concetto di net neutrality ai livelli CDT:L1 (services) e CDT:L2 (access) per fare in modo che NON ci sia nessun attore con sufficienti "poteri cibernetici" al quale sia permesso controllare non solo il livello "network" (Internet) ma nemmeno il livelo di "consegna del messaggio in funzione del contenuto" o di "accesso al servizio in funzione del social scoring". Quindi è davvero ora, prima che sia troppo tardi, mettersi d'accordo sul fatto che - pubblico o privato che sia - non ci DEVE essere nessuno che può impedire la diffusione di certe IDEE "in etere" (Internet *è* etere, eh) così come non ci può essere nessuno che le impedisce nel mondo degli atomi... a meno che non sia illegale, e su questo ho già detto altrove. So benissimo che dare quel "potere di controllo e censura cibernetico" ci illude di poter agire per il bene comune, ma non è così... anzi è il contrario. [...] Saluti, Giovanni -- Giovanni Biscuolo