Sarà un limite mio, ma temo di non aver capito nulla del suo messaggio. Può per cortesia fare uno sforzo maggiore per rendersi comprensibile? Rimanendo ovviamente nell'ambito tematico di questa mailing list, ambito che ho già avuto modo di segnalarle privatamente a seguito di suoi svariati messaggi al sottoscritto. Grazie molte, cordiali saluti, juan carlos de martin On 25/01/12 05:08, agatalotauro@libero.it wrote:
Rispondo alla femminina.
Il mio alunno mi invia una e.mail con un progetto, io la suo con altri colleghi ed alunni "fortunati" escludendolo, è un furto secondo voi?
O COSA?
Immaginiamo che questo processo diventa "normale" in un paese dove ci cerca disperatamente di implementare una democrazia?
Abbiamo bisogno di norme oppure di http://www.clonline.org/articoli/ita/vol_Papa1212_intern.htm
partendo da un serio esame di coscienza?
Perdonatemi per questa e.mail
Pace e bene
----Messaggio originale---- Da: mariella.berra@unito.it Data: 25-gen-2012 10.21 A: <nexa@server-nexa.polito.it> Ogg: [nexa] Il copyriht è un furto?
MICHELE BOLDRIN - DAVID K. LEVINE ABOLIRE LA PROPRIETÀ INTELLETTUALE Laterza, 19/1/2012 collana "I Robinson / Letture" C'e' una recensione provocatoria "il copyright e' un furto" Mi sveglio una mattina con un'invenzione in mente, la realizzo e ci metto il marchio: è questo il percorso che permette alla nostra creazione intellettuale di tradursi in "proprietà intellettuale", tutelata attraverso il sistema attuale dei brevetti e dei copyright. Da molti è considerato un diritto socialmente utile. Lo è davvero o, invece, si tratta di un furto? Boldrin e Levine rispondono che se non è un "furto", è per lo meno un virus. Un virus la cui sempre più ampia estensione danneggia sia l'innovazione tecnologica che la crescita economica rendendo, al contempo, sempre più diseguale e ingiusta la distribuzione del reddito. Boldrin e Levine - con un linguaggio del tutto informale e privo di ogni tecnicismo - guidano il lettore attraverso una grande mole di episodi storici, casi imprenditoriali e argomenti economici che dimostrano come e perché la proprietà intellettuale, divenendo un monopolio, è socialmente dannosa. Certo, le (buone) idee non solo possono ma devono essere vendute, altrimenti non verrebbero prodotte o ne verrebbero prodotte molto poche ma, secondo Boldrin e Levine, il proprietario del copyright non deve essere autorizzato a usare la proprietà intellettuale per controllare l'uso del prodotto legalmente acquisito anche dopo che la vendita sia avvenuta. Questo diritto genera un monopolio che non aumenta e spesso riduce il progresso e lo sviluppo tecnologico. La conclusione è chiara e definitiva: il monopolio intellettuale è socialmente dannoso... Questa idea è portata aavnti secondo un modello di mercato concorrenziale Ciao m
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