Caro Luca, cari tutti,

non posso e non voglio entrare nel merito del processo legislativo attualmente in corso sulla proposta "Connected Continent" della Commissione Europea, per ragioni di correttezza e opportunità (per chi, tra gli iscritti a questa lista, io non avessi ancora avuto il piacere di conoscere di persona o "virtualmente": di giorno, sono un funzionario della Commissione Europea. Di notte, faccio questo: https://twitter.com/captain_europe. O forse no).

Per le stesse ragioni di correttezza e opportunità, preciso che questa mail rispecchia una posizione personale.

Detto questo, vorrei condividere alcune osservazioni di carattere più procedurale:

Luca domanda "Come é possibilie che si possa « discutere » nei 7 mesi prima delle elezioni e con testi esclusivamente in inglese un atto legislativo che avrà conseguenze enormi su 500 milioni di persone?".

Prima di tutto va precisato che la proposta della Commissione Europea è stata tradotta, come sempre, nelle lingue ufficiali dell'Unione Europea: si vedano http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1395926227001&uri=CELEX:52013DC0634 e http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1395926271528&uri=CELEX:52013PC0627.

Non sono un esperto delle procedure del Consiglio dell'UE e del Parlamento Europeo, dunque non posso confermare che tutti i documenti prodotti da tale istituzioni e discussi in sede di Comitati Parlamentari e/o Gruppi di Lavoro del Consiglio siano stati tradotti in tutte le lingue ufficiali dell'Unione. Dubito fortemente, però, che i Parlamentari Europei e i delegati degli Stati Membri nel Consiglio abbiano accettato, in questi come in altri casi, di lavorare esclusivamente in inglese.

Per quanto riguarda le tempistiche della proposta, ognuno può avere l'opinione che crede. Devo però osservare che attendere fino alla prossima legislatura - tenendo presente che oltre al rinnovo del Parlamento, di fatto si sarebbe dovuto attendere anche il rinnovo dell'attuale Commissione - sarebbe stata una scelta ugualmente criticabile, dato che i problemi affrontati dal pacchetto "Connected Continent" sono di urgente risoluzione.

Inoltre, come scrivo più ampiamente appena oltre, il pacchetto Connected Continent è il risultato di un lungo lavoro preparatorio che non ha permesso grandi accelerazioni sui tempi, specialmente in un periodo in cui l'attenzione delle Istituzioni Europee, degli Stati Membri e del pubblico in generale erano (giustamente) più rivolte ad altre minuzie, tipo cercare di non far fallire l'Euro e non far implodere l'Unione Europea.

Circa la supposta mancanza di dibattito pubblico, devo ahimé dissentire fortemente con l'amico Luca.

Come è ben spiegato nell'annesso I all'Impact Assessment preparato dalla Commissione Europea (si veda https://ec.europa.eu/digital-agenda/en/news/impact-assessment-connected-continent) la Commissione ha condotto numerose consultazioni pubbliche, incontri con varie parti interessate, dialoghi con le altre Istituzioni dell'Unione Europea, eccetera. A mo' di esempi:

La Commissione ha anche condotto una serie di studi, tra cui:

Va anche detto che la proposta della Commissione è stata anche trasmessa, come d'uso dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, a tutti i Parlamenti nazionali degli Stati Membri, che hanno la possibilità di sollevare un "cartellino giallo" nel caso in cui ritengano che il principio di sussidiarietà sia stato violato.

A quanto posso verificare dall'IPEX (
Platform for EU Interparliamentary Exchange) i parlamenti nazionali dei seguenti Stati Membri hanno esaminato, o stanno esaminando, la proposta della Commissione: Austria, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Germania, Irlanda, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia e Regno Unito.

Non risulta che i Parlamenti nazionali di Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Slovenia e Paesi Bassi, abbiano esaminato la proposta della Commissione.

(Per ulteriori informazioni sulle procedure di consultazione dei Parlamenti nazionali, si veda http://www.ipex.eu/IPEXL-WEB/dossier/dossier.do?code=COD&year=2013&number=0309&appLng=EN).

Per concludere: ribadisco che è perfettamente legittimo, e anzi desiderabile in democrazia, avere opinioni differenti su ogni argomento. Personalmente sono felice che un tema piuttosto "tecnico" sia diventato oggetto di attenzione così viva, dato che sono convinto (e non da oggi) che Internet, il settore delle telecomunicazioni e più in generale le TIC siano materia di "rango costituzionale", se i giuristi in lista mi lasciano passare il termine.

Come ho detto, non intendo entrare nel merito del dibattito. Chi mi conosce sa che non ho né l'interesse né l'inclinazione a difendere d'ufficio la Commissione Europea (se proprio 'gnafaccio, sto zitto :).

Ma devo dire che trovo ingenerose alcune delle osservazioni fatte da Luca - e, va detto, da diversi altri individui e organizzazioni che mi pare, forse con una certa malizia e cinismo derivanti da diversi anni di lavoro qui a Bruxelles, a differenza di Luca stiano "usando" le prossime elezioni europee almeno quanto suppostamente starebbe facendo la Commissione. D'altronde, così funziona la fabbrica delle salsicce.

A presto,

Andrea



2014-03-27 14:00 GMT+01:00 Luca Belli <lucabelli@hotmail.it>:

Buongiorno a tutti,


Visti gli esempi che arrivano dal Brasile in termini di dibattito pubblico e di come un tale dibattito riesca a generare proposte estremamante positive in materia di diritti digitali, credo che ci sia bisogno di una seria riflessione su quanto accade a livello europeo.


Mi riferisco in particolare alla maniera molto frettolosa con cui la Proposta concernente il nuovo regolamento sul mercato unico delle telecomunicazioni é stata presentata (discussa?) a 7 mesi dalle elezioni parlamentari, senza che ci sia stato un minimo dibattito pubblico.


Mi sembra un precedente estremamante pericoloso.


In Brasile il Marco Civil é stato discusso per 4 anni con grande impegno della società civile ; in Europa, semplicemente perché si tratta di un atto legislativo che interessa il « mercato unico delle telecomunicazioni » abbiamo deciso di non parlarne tout court, e di infischianrcene del fatto che, al di là della regolazione del roaming, la proposta che é stata presentata (e sarà votata martedi prossimo !!) avrà conseguenze sui diritti fondamentali di ogni cittadino e sulla capacità di ogni impresa di poter competere sul mercato (vedi : disposizioni sulla neutralità della rete). E queste conseguenze non si limitano soltanto all’UE ma si estendono a tutto lo Spazio economico europeo (UE+ Islanda, Lichtenstein e Norvegia (questi ultimi non hanno nemmeno diritto di parola, si limitano ad eseguire)).


Come é possibilie che si possa « discutere » nei 7 mesi prima delle elezioni e con testi esclusivamente in inglese un atto legislativo che avrà conseguenze enormi su 500 milioni di persone ?!?!


Personalmente, sono esterefatto!


Nei mesi scorsi ho provato a stimolare un po’ di dibattito all’IGF ed in diverse occasioni al Consiglio d’Europa ed al Parlamento europeo (grazie a Marietje Schaake) ma penso che il dibattito su questioni cosi cruciali non debba limitarsi alle sedi istituzionali.


Preso dallo sconforto, ho scritto un breve articolo per cercare di far capire al commune mortale che cos’é la neutralità della Rete e perché rischiamo di farcela scippare.


L’articolo é su Medialaws http://www.medialaws.eu/la-neutralita-della-rete-che-cose-e-perche-stiamo-rischiando-di-perderla/


I commenti sono benvenuti e se siete d’accordo col contenuto vi prego di diffonderlo (non per fare pubblicità a me ma perché é tempo di darsi una svegliata!)


Vi ringrazio e vi auguro una buona giornata.


Luca



Luca Belli
PhD Candidate in Public Law
CERSA, Université Panthéon-Assas, Paris 2
Dynamic Coalition on Network Neutrality



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