IMHO in assenza di crittografia omomorfica i dati non possono concretamente essere un bene indisponibile. ciao, s. On 29/01/21 18:21, Enrico Nardelli wrote:
Sono d'accordo col punto di vista di Giacomo, che mi pare sia largamente allineato con quello dell'articolo dell'EFF postato da Davide Lamanna (grazie!).
In un mio articolo di più di un anno fa sui dati avevo fatto un paragone un po' macabro chiedendo «vi privereste di un dito per comprare un'automobile?» (https://www.key4biz.it/insegnare-informatica-per-governare-i-dati-nellintere...)
Aggiungo che se anche qualcuno volesse farlo lo Stato lo considera illegale.
Dovrebbe essere la stessa cosa per i nostri dati.
Come ha scritto Giacomo «L'utente non può e non deve essere autorizzato a "pagare con i dati", perché i dati non sono moneta.»
O, come scrivono nell'articolo di EFF, la privacy è un diritto umano che non può avere un prezzo.
Ciao, Enrico
PS Rimango comunque d'accordo col pezzo dell'articolo di Stefano in cui afferma l'importanza di «aprire i lock in, aumentare la concorrenza e l'interoperabilita'». È un problema fondamentale (e che va al di là del tema della privacy)
Il 29/01/2021 15:30, Giacomo Tesio ha scritto:
Ciao a tutti,
temo che stiate applicato categorie economiche ad un sistema cibernetico che non è proprio descrivibile in termini economici.
Emblematica del problema è questa frase di Stefano
pagare con soldi o con dati, in proporzione che vuole l'utente, e' un obiettivo condivisibile
I dati non sono monete. Come non sono risorse, servizi o lavoro.
Lo stesso concetto di "Valore d'uso", il valore attuale dei flussi finanziari che si stima deriveranno dal loro uso continuativo e dalla loro dismissione al termine della loro utilità, non è applicabile ai dati per almeno quattro ragioni:
- non scadono, non smettono MAI di essere utili - la loro copia non lascia traccia ed ha un costo marginale quasi nullo - i "flussi finanziari che si stima deriveranno dal loro uso continuativo" cresce in modo (più che) esponenziale con la quantità - il potere conferito dai dati sui soggetti cui riguardano, sulle loro comunità e sulla società cui appartengono NON è esclusivamente economico/finanziario (anzi è ANZITUTTO cognitivo, culturale e politico)
Per queste quattro ragioni non è possibile descrivere, modellare o governare la gestione dei dati da una prospettiva economica.
Ogni prezzo definito in moneta è chiaro, noto a priori e finito.
Con i dati questo non è vero:
- l'utente (che non è né consumatore né acquirente) non ha consapevolezza di QUANTO sta pagando un servizio - il valore d'uso di quei dati raddoppia (almeno) con ogni nuovo bit - tale valore continuerà ad essere estratto per sempre, non si consuma, anche qualora quei dati fossero venduti ANCHE ad altri
L'utente non può e non deve essere autorizzato a "pagare con i dati", perché i dati non sono moneta.
Cederli a chi li accumula significa
- ridurre la propria libertà - ridurre quella delle persone con cui si hanno relazioni - ridurre quella delle persone con comportamenti analoghi - ridurre quella delle comunità di cui si fa parte - ridurre quella della società tutta
E' questa la chiave per comprendere il cambio di paradigma che abbiamo di fronte, da una società economica ad una società cibernetica.
Ne è prova il potere di queste grandi aziende statunitensi, la cui capitalizzazione, pur enorme, non è che una frazione minima.
Fintanto che affronteremo il problema di queste piattaforme in termini economici siamo condannati a non comprenderlo e dunque non risolverlo.
L'antitrust non le fermerà. La concorrenza nemmeno. Perché loro comprendono la società in cui operano in termini cibernetici, mentre la maggior parte dei legislatori no.
E' questa asimmetria che sta schiacciando le nostre democrazie.
Giacomo
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