Un tema interessante allora mi sembra: come trasformare le bolle in comunità? Ovvero: come favorire quel tipo di atti linguistici in grado di far nascere strutture sociali nei campi vettoriali delle nostre 'utterances' in rete?
Ed è utile? Io sono molto scettico. Intanto, a scanso di equivoci, vorrei fare qualche esempio di "bolle ideologiche", magari ho capito male. Un articolo di giornale online, un twit, un post di FB che riporta una notizia, di quelle che "creano discussioni". Un politico ladro, un impiegato pubblico corrotto (e viceversa), un reato commesso da un extra-comunitario. Nel giro di poche ore la "notizia" riceverà centinaia di commenti. Quell'insieme si configurerà come "bolla". Ma così come ogni bolla, l'indomani sarà già scoppiata, in attesa di un'altra. Trasformare queste "bolle" in consenso, in comunità, in movimenti, in partiti è stato già fatto ... Discorso diverso sono, ad esempio, le mailing list, i "gruppi di discussioni" alla usenet. In questo caso, col tempo, si creano comunità scevre dall'emotività dettata dalla "notizia del giorno". Il ruolo che le organizzazioni diffuse e strutturate (come i partiti di un tempo) ora è stato assunto dai social network che, operando da "agenda setting" influenzano l'opinione pubblica. Insomma, ci si sta avviando (almeno in politica) da una "azione collettiva" ad una "logica dell'azione connettiva" (cfr. Bennett - Segerberg). Quindi, il "medium" ha sì l'importanza, e nell'online, un conto sono i social, un altro le mailing list. Antonio