Il December 2, 2018 9:37:17 AM UTC, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
In data sabato 1 dicembre 2018 10:02:36 CET, Giacomo ha scritto:
Da un lato, nel software libero, un'etica deontologica cui consegue il comportamento normativo da essa derivate. Dal altro, nel open source, un'etica utilitarista cui consegue un comportamento calcolistico.
Questa differenza determina differenze nella govermance dei progetti Tema interessante. Per favore, puoi articolare partendo dalla tua definizione?
L'etica hacker che il software libero esprime si fonda sul valore della Curiosità, da cui derivano strumentalmente gli altri valori: Libertà, Condivisione, Onestà Intellettuale etc... sono funzionali a massimizzare la conoscenza tecnologica disponibile, verificandone la correttezza sperimentalmente, applicandola attraverso la creazione del software. Dunque ogni software libero risponde, in un modo o nell'altro, alla curiosità degli hacker che lo realizzano. È un esperimento. Per questo non fornisce garanzie. E per questo la libertà del utente di modificare il programma è importante, per permettere di condurre nuovi esperimenti. E per questo la condivisione è importante, tanto da venire richiesta come reciprocità dalla GPL. Il software open source invece è sempre sviluppato per esigenze di marketing: sia che si tratti di entrare in una nicchia di mercato dominata da concorrenti ben radicati (pensa a Chrome vs IE6 a metà del 2000), di costruire l'infrastruttura necessaria al proprio business model (Google con Chrome e Mozilla ha reso il Web la strumento di sorveglianza/mungitura dati personali che è oggi) o semplicemente di mostrare la propria bravura sul curriculum (pensa alle decine di microscopiche librerie javascript su NPM).
Come distingueresti la governance di un progetto di tipo "software libero" e quella di un progetto tipo "open source"
Beh ad esempio in Harvey la differenza è stata evidente: non esiste alcuna ragione riconducibile all'etica hacker per rimuovere il Copyright di un programmatore da un progetto GPL. O di includere codice rilasciato sotto MIT senza attibuzione. Non è solo una sciocchezza legale: è un'azione che manca dell'onestà intellettuale minima per collaborare con un hacker. Un altro esempio di governance open source totalmente incompatible con l'etica hacker è la reazione di Mozilla alla segnalazione degli attacchi JS con cui ho annoiato abbondantemente la lista (e me ne scuso, ma sono ancora allibito). Per contro, le segnalazioni di gravi vulnerabilità ad un software libero come OpenBSD vengono accolte tipicamente con un "grazie della segnalazione" ed un fix nella release successiva. Un altro esempio di differenza la puoi vedere a fronte di un fork del software: - un progetto open source rifiuterà il fork (introducendo barriere legali o tecnologiche per mantenere il controllo e minimizzarne la reale possibilità) trattandolo come un nemico, gridando alla frammentazione della comunità alla dispersione delle energie e del talento etc... - un software libero invece accoglierà il fork con interesse e curiosità, talvolta persino con supporto e attiva partecipazione (9front è un esempio che conosco bene, ma ce ne sono a bizzeffe) La differenza è facilmente spiegabile se si considera il software libero come un movimento culturale e politico ed il software open source come uno strumento di marketing integrato nel sistema e nei valori espressi dal sistema produttivo del capitalismo contemporaneo. La governance di un software libero sarà aperta al dissenso su decisioni fondamentali (dissenso il cui esito può essere appunto un fork pacifico) mentre la governance di un progetto OS sarà aperta solo al dissenso su dettagli e su questioni totalmente irrilevanti per il software in se. Un software libero sarà sostanzialmente indifferente all'immagine pubblica del progetto, mentre nell'open source l'immagine pubblica, il brand, sarà fondamentale (confronta il rapporto con le CoC di 9front e Linux). È più chiaro? Giacomo